In questa sezione del museo puoi trovare le schede giocatori ed addetti ai lavori che hanno fatto grande questo sport.

Persone


Bailey Thurl

Thurl Lee Bailey è nato a Washington D.C. il 7 aprile 1961 e, nonostante una lungimirante carriera nella NCAA e nella NBA, è transitato come una meteora all'Olimpia Milano: nella stagione 1997/98 in maglia Stefanel, Bailey ha disputato 28 partite di campionato e 18 di Eurocup, segnando complessivamente 798 punti.

Ala-pivot di 211cm era dotato di un bagaglio tecnico sopraffino e di un alone di classe innata, nonchè di una umanità e disponibilità difficili da trovare in chi come lui ha trascorso l'infanzia in una delle zone ad alto tasso di criminalità più temute del Maryland. Il basket lo ha strappato da una vita potenzialmente pericolosa sin dalle scuole superiori a Bladensburg, un ottimo viatico per essere scelto nientemeno che da NC State di coach Jim Valvano. E con i Wolfpack, Bailey scrisse una memorabile pagina del basket universitario. Il suo quadriennio nella NCAA non riporta solo 123 partite, 1495 punti e 759 rimbalzi, ma è coronato soprattutto dall'inaspettato quanto incredibile titolo NCAA vinto da NC State all'ultimo secondo contro Houston. Nella finale di Albuquerque, in cui Bailey segnò 15 punti, fu decisivo il tap-in dell'ex-desiano Lorenzo Charles su un tiro corto di Whittenburg con la fatale distrazione di avversari di spicco come Hakeem Olajuwon e Clyde Drexler. In quella gara giocò con i Wolfpack anche Cozell McQueen, altro pivot di militanza Olimpia Milano. 

Thurl fu poi scelto dagli Utah Jazz al primo turno dei Draft NBA del 1983 al settimo 'pick' dopo Ralph Sampson e Byron Scott, ma un posto prima di quell'Antoine Carr che preferì venire a giocare a Milano piuttosto che firmare subito con i Pistons.

Fu il primo tassello voluto da Frank Layden per lanciare definitivamente i Jazz dopo anni di anonimato; due anni dopo arrivò Karl Malone, poi John Stockton ossia il duo che ha formato il più celebre asse play-ala forte della storia della lega. Con Bailey nel roster (inserito nel primo quintetto di merito dei rookie nel 1984), Utah partecipò a nove playoff di fila, quando prima non aveva mai raggiunto la post season. Pur non essendo mai stato convocato per un All Star Game, il '41' dei Jazz ebbe un rendimento sicuro e costante negli otto anni con la franchigia dello Utah; le sue annate migliori furono il 1987/88 (chiuso a 19,6 punti di media, con il suo 'high career' con 39 punti contro Portland) coronato con un playoff in cui la media salì a 23,2 e il 1988/89 (19,5). Con l'avvento di coach Sloan, il suo impiego iniziò a calare in favore dell'emergente Blue Edwards, tanto che dopo 13 gare del 1991/92 fu ceduto ai Minnesota Timberwolves in cambio di Corbin. In quella stagione l'apporto fu comunque positivo (11,7 punti in 25 minuti di media), ma nelle due successive la decadenza prese piede, fino ai 7,4 punti a partita del 1993/94, l'ultimo prima del trasferimento in Europa.

Il primo club che accolse Bailey nel vecchio continente fu il Panionios che fu eliminato nei quarti di finale di Coppa Korac proprio dalla Stefanel Milano di coach Tanjevic. Per rilanciarsi, però, sia tecnicamente che umanamente, Bailey ebbe la fortuna di insediarsi a Cantù. La Polti era in A2 per il secondo anno di fila (nel 1994/95 perse la finale promozione con Arese), non c'erano Stockton e Malone ma Lupo Rossini e Sandro Zorzolo; Thurl era, per regolamento, l'unico straniero della squadra. All'inizio stagione alla guida tecnica c'era Giancarlo Sacco, ma dopo poche partite il suo posto venne preso da Gianfranco Lombardi. Il campionato ebbe una svolta e una sferzata da 13 vittorie di fila, per arrivare ai playoff per la promozione, in cui sconfisse nettamente Reggio Emilia per 3-0 contro un altro califfo come Mike Mitchell. Le cifre di Bailey furono 'illegali: 20.1 punti e 10.2 rimbalzi a partita in 38 gare con il 60.9 % dal campo, l'85.4% ai liberi e 100 stoppate. Con la conferma del nucleo e l'aggiunta di Jerry Reynolds, la compagine canturina si ripresentò in A1 con buone velleità. La squadra raggiunse la finale di Coppa Italia (sconfitta dalla Virtus Bologna) e i quarti dei playoff con l'eliminazione da parte della Benetton Treviso. Qualche vicissitudine in organico costrinse Bayley agli straordinari, però ben ripagati: 1137 punti, 265 rimbalzi e 61 stoppate in 31 partite, con l'aggiunta (a 35 anni suonati) di una nuova dimensione dall'arco dei tre punti (11/24, quando nella NBA ne segnò solo 4 in tutta la carriera).

Bailey arrivò a Milano con il 'mercato estivo' 1997, e l'auspicio del club che la ex-stella dei Jazz potesse ripetere le gesta di Bob McAdoo. Non ci furono però le condizioni umane e tecniche per sfruttare al meglio le doti di Bailey e la stagione fu talmente deludente da dare il via a un ciclo negativo dal quale è stato difficile uscire. Bailey formò un reparto lunghi statisticamente invidiabile con Warren Kidd (511 punti, 215 rimbalzi e 47 stoppate per il primo, 321 punti e 243 rimbalzi per il secondo in 28 partite) con Cantarello e Salhstrom come rincalzi; la squadra però era sbilanciata. Con il suo regista titolare (Nando Gentile) ancora in recupero dall'infortunio, la Stefanel ebbe un rendimento ondivago e insufficiente, tale da prendere la storica decisione di esonerare per la prima volta il capo allenatore. Franco Marcelletti lasciò il posto in prossimità dei playoff al ritorno di Franco Casalini; il campionato si concluse molto presto, con l'eliminazione secca (0-2) da parte della CFM Reggio Emilia ancora contro Mike Mitchell. In campionato, Bailey andò sempre in doppia cifra per punti segnati, toccando il suo massimo con 29 proprio nella sfida al Pianella di Cantù (vinta 73-66 dalla Stefanel) con 11/15 dal campo, 7/8 ai liberi e 9 rimbalzi. Nelle due partite di playoff, Bailey segnò 34 punti, ma il suo 6/13 dal campo in gara-1 e le 10 palle perse totali (5+5) ebbero un grave peso specifico sull'eliminazione della Stefanel. I riscontri in campo internazionale della Stefanel furono migliori, con la conquista con grande coraggio la finale di Eurocup; sul parquet di Belgrado, i 18 punti di Bailey non furono tuttavia sufficienti a contenere lo strapotere dello Zalgiris Kaunas (67-82). 

Tornato in patria, alla veneranda età di 38 anni riuscì ancora a strappare un contratto da free agent con gli Utah Jazz di coach Jerry Sloan; con la sua 'franchigia del cuore' concluse la sua carriera agonistica vincendo la Midwest Division e uscendo solo alle semifinali di conference contro Portland. Il suo curriculum NBA salì quindi a 997 partite, con 12.763 punti, 5.100 rimbalzi, 1.168 stoppate e l'81,3% ai tiri liberi (su 3104 tentativi).

Riposte le scarpette sullo scaffale, ha continuato la sua poliedrica attività nel campo sociale e religioso al servizio della comunità, per la quale aveva già ricevuto lo speciale riconoscimento della NBA (il Kennedy Cizitenship Award nel 1994). Collabora ancora con gli Utah Jazz come commentatore TV e ambasciatore nel mondo, partecipando e organizzando spesso camp di basket per ragazzi.

La formazione dell'Olimpia Stefanel Milano 1997/98 composta da Ferdinando Gentile (cap.), Davide Cantarello, Flavio Portaluppi, Warren Kidd, Marco Sambugaro, Thurl Bailey, Giorgos Sigalas, Srđan Jovanović, Erik Sahlström, Andrea Michelori e Marco Mordente.

Thurl Bailey (foto sito personale di Bailey)

Thurl Bayley schiaccia durante la Finale NCAA 1983 vinta da NC State contro Houston; lo osserva l'ex-milanese Cozell McQueen (foto sito personale di Bailey)

Thurl Bailey al tiro contro i Los Angeles Lakers di Magic Johnson

Thurl Bayley nell'anno di A2 con la Polti Cantù (foto cantubasketcamp.com)