In questa sezione del museo puoi ripercorrere la storia del basket italiano dalle origini.

Storia


Billy Milano – NBA All Stars 1981

Storica Partita (o meglio, evento da leggenda) perché per la prima volta i campioni pro del basket statunitense incontravano una squadra italiana.

La NBA, al tempo l'unica realtà professionistica di basket, era stata fondata  (come NBL) nel 1937 e stante la rigida distinzione dilettanti/professionisti i due mondi non avevano mai avuto alcun punto in comune.

Il basket in Italia era dilettantesco e pertanto le nostre squadre (ed i nostri dirigenti/allenatori) avevano frequenti e proficui rapporti esclusivamente con le università statunitensi. Sia perchè la carta del Comitato Olimpico lo proibiva sia perché il mondo pro non era interessato ad uscire dal proprio recinto, non erano mai state disputati incontri (ma nemmeno allenamenti comuni) con le squadre aderenti alla NBA.

Negli anni la situazione era progressivamente cambiata e dopo il 1972 si permise che i giocatori professionisti potessero “riconvertirsi” in dilettanti (ed ecco che nel campionato italiano cominciarono ad apparire molti campioni NBA, in particolare al termine della carriera) e sempre alla fine degli anni '70 erano stati permessi incontri tra squadre pro e quelle dilettanti.

Correva l'anno 1981, l'Olimpia - che con i nuovi proprietari era rientrata nelle posizioni di vertice ed era stata eliminata ai playoff in semifinale - aveva l'obiettivo di fare il definitivo “salto di qualità”  per diventare la nr. 1 (ed infatti nell'estate aveva ingaggiato Meneghin e Premier), mentre il basket NBA iniziava a diventare popolare in Italia grazie alle televisioni private che trasmettevano i loro incontri (in chiaro).

Di conseguenza, in Italia, non c'era nessun dirigente o allenatore che avesse rapporti diretti con l'NBA o con le società ad esse affiliate e fu grazie ad un organizzatore di spettacoli, Leo Wachter, che avvenne il miracolo.

Leo Wachter era un personaggio incredibile. Profugo ebreo di nazionalità polacca, giunse in Italia ventenne durante la guerra, dove divenne partigiano e successivamente influente membro del partito socialista, ma professionalmente si devono a lui l'organizzazione delle prime tournee di grandi cantanti statunitensi (Hanry Belafonte e Paul Anka, nel 1959, Jimmy Endrix, Who), le esibizioni di grandi jazzisti, la valorizzazione di complessi musicali e di cabarettisti, oltre che le tournee del Circo di Mosca e di Pechino. Ma i suoi capolavori furono di portare in Italia per ben due volte i Rolling Stones e addirittura a promuovere il tour italiano dei Beatles (1965).

Watcher, che aveva amici forti e fidati negli States, contattò autonomamente l'Olimpia e propose a quest'ultima la possibilità di sfidare, sul proprio terreno, una squadra NBA. Cappellari accettò con entusiasmo, ci furono dei problemi perchè l'NBA si oppose che fosse una squadra a venire in Italia (malgrado ci fosse già stato il precedente di un incontro Maccabi-Washington Bullets nel 1978) e concesse invece l'autorizzazione per una rappresentativa. Rappresentativa che comprendeva alcuni dei migliori talenti ed il MVP dell'anno, il mitico “Dr. J”, un giocatore esplosivo, esclusivista del "tomahawk", ovvero la sua schiacciata dopo aver staccato dalla linea del tiro libero e arrivato altissimo sopra canestro. 

La formazione avrebbe contato oltre al citato Julius Ervin “Dr. J” (dei Philadelphia Sixers), Moses Malone (Houston Rockets), Michael Ray Richardson, DeWayne Scales, Hollis Copeland (tutti dei New York Knicks), John Williamson (Chicago Bullets), Geoff Houston (Dallas Mavericks)

Per la data ci si accordò per sabato 5 settembre 1981, ore 20:30. La preparazione dell'Olimpia sarebbe stata ancora precaria (dopo una ventina di giorni di ritiro in quel di Morbegno), quella degli assi Usa era di là da venire, ma era l'occasione irripetibile per presentare ai tifosi la nuova fortissima formazione (con lo storico avversario Meneghin arruolato in maglietta rossa), schierandola contro i “miti” del basket.

Ed in effetti la Milano del basket non vedeva l'ora di essere coinvolta.

Quella sera il Palazzone di San Siro accolse ben 12.200 paganti per un incasso di circa 100 milioni dell'epoca, con appassionati giunti da tutta Italia malgrado la partita venisse trasmessa da Canale 5 in differita in Lombardia in nottata, e replicata l'indomani in tutta Italia in prima serata (per le TV private era proibita, per legge, la trasmissione in diretta simultanea).

Quella partita non fu comunque la classica amichevole. Peterson aveva caricato a mille la squadra che nel primo tempo (furono giocati due tempi da 20’, con le regole dilettantistiche ma con l'eccezione di sei falli individuali) rimase a ruota delle stelle NBA. Nella ripresa queste ultime dilagarono e Peterson (sacrificando le proprie abitudini, in modo da consentire a tutti di vivere questo evento eccezionale) utilizzò tutti i giocatori a disposizione.

I "Pro" erano entrati in campo con Erving, Malone, Richardson, Scales, Houston.

Il Billy si presentava inserendo i due nuovi acquisti nel quintetto base: D’Antoni, Boselli, Premier, Ferracini e Meneghin. John Gianelli (che prima di approdare a Milano, aveva disputato ben otto campionati NBA) era in tribuna, infortunato. 

Il Billy aveva iniziato benissimo, tenendosi allo stesso livello dei mostri sacri. Poi il "Doc" saliva sul podio a dirigere l’orchestra: due sue prodezze avevano subito fatto capire che il biglietto era stato ben speso anche perché gli altri assi non dormivano. Malone aveva debuttato con un 5 su 5, spazzato i tabelloni con la palla che cadeva sempre nelle sue mani, mentre  Richardson bucava la difesa milanese come fosse di burro.

Dopo un “tomawack” incredibile del Doctor che spiccava il volo fuori dalla lunetta sulla sinistra, e con Malone che continuava a segnare (7 su 7), gli americani raggiungevano gli otto punti di vantaggio: 16-24.

Il neo acquisto Premier si dimostrava freddo, preciso al tiro (3 su 3) e fortissimo in contropiede (con davanti Malone aveva evitato la stoppata con rapido cambio di mano). Grande anche D’Antoni che aveva segnato tre dei primi quattro tiri. Il Billy non mollava: Meneghin si batteva contro Malone, D’Antoni orchestrava alla perfezione e si arrivava al riposo sul 48-54. (14 Malone e Richardson, 8 per Erving).

Ad inizio ripresa il Billy si riavvicinava grazie al "Dottore" in panchina, ma quando Julius era rientrato realizzava subito una spettacolare schiacciata all’indietro, tra l'entusiasmo e l'ammirazione dei presenti, poi anche con il contributo di Malone il divario aveva una brusca impennata: da 65-72 si arrivava a 66-80.

Nel frattempo nel Billy entravano anche i rincalzi ed il giovane Innocenti si metteva in luce (10 punti all'attivo), pur beccando una stoppata da dietro dal "Doc", mentre D'Antoni si scatenava in tre azioni spettacolari fatte di palloni recuperati e passaggi incredibili. Williamson nel frattempo dava una limpida dimostrazione delle sue capacità balistiche dall’angolo: 5 su 5 in questo frangente, mentre Scales, con due schiacciate consecutive, portava gli All Stars a 20 punti di margine.

A 17 secondi dal termine, "Dr. J" veniva richiamato in panchina per il giusto tributo ma la gara aveva rischiato addirittura di finire in anticipo perché il pubblico delle prime file, entusiasta, si era riversato in campo mentre i 12.000 gli tributavano un’ovazione grandiosa.

La partita si chiudeva con il punteggio di  98-118, in un'atmosfera di gioiosa festa.

Due parole sulle stelle: "Doctor J" era stato pari alla sua fama che lo rende ancora oggi uno dei migliori giocatori di ogni tempo. Un vero artista del parquet, con agilità da pantera. Nella serata di Milano, Erving si era dimostrato un campione vero: poteva limitarsi a qualche numero, invece aveva dato il massimo (tenendo conto della mancanza di preparazione) ed il pubblico lo aveva ricambiato con un affetto incredibile: un suo fallo su Innocenti aveva scatenato valanghe di fischi all’indirizzo degli arbitri.

Il secondo campionissimo della serata era stato il gigantesco Moses Malone: una belva sotto i tabelloni grazie alla grinta e a un fisico da paura unito al senso della posizione ed a una mano morbida e precisa.  Il terzo eroe si era confermato Michael Ray Richardson, allora idolo del Madison Square Garden (e in anni successivi della Virtus Bologna), mago delle palle recuperate, velocissimo in entrata, capace di tagliare la difesa come fosse burro e di andare a recuperare palloni incredibili.

Ma anche i comprimari, pur non essendo assi assoluti, avevano dimostrato in modo lampante la differenza abissale tra il basket di casa nostra e il mondo NBA

Sabato 5 Settembre 1981 – ore 20.30
Milano – Palazzo dello Sport di S. Siro
Billy Milano – All Stars NBA 98-118 (48-54)

All Stars NBA: Erving (Sixers) 18, Malone (Rockets) 14, Richardson (Knicks) 24, Williamson (Bullets) 14, Scales (Knicks) 20, Houston (Mavs) 12, Copeland (Knicks) 16. All.: Rackley.
Billy Olimpia Milano: Meneghin 12, D’Antoni 20, Ferracini 18, Premier 19, Boselli 10, Lamperti 8, Innocenti 10 Del Buono 1, Sciacca, Pignolo, Gagliardi. All.: Peterson.

Arbitri: Albanesi e Tallone di Varese

Note: Nessuno uscito per falli.

Il "Palazzone" dello sport di San Siro

La formazione delle All Stars West NBA del 1981

La formazione delle All Stars East NBA del 1981

Sugar Ray Richardson in maglia Virtus Bologna

Poster della sfida NBA All Star - Billy Milano