In questa sezione del museo puoi ripercorrere alcune tappe della storia del basket milanese dalle origini.

Storia milanese


Gli anni magici dell’Olimpia: il 1956 e le amichevoli contro gli americani

Nel 1955 l’Olimpia, sponsorizzata Borletti, denunciava il logorio di una squadra ormai vecchia, Bologna aveva vinto lo scudetto e il trio Bogoncelli-Casati-Rubini aveva conseguentemente rivoluzionato la formazione immettendo i giovani Pieri, Volpato, Galletti e il nazionale greco Sthepanidis.

Imprevedibilmente, alla fine dell’annata 1955-56 il gap era addirittura aumentato a favore di Bologna, per cui Milano andò ad ingaggiare due stelle: Sandro Riminucci, giovane eroe del Pesaro e già protagonista in nazionale, oltre che il primo asso statunitense della sua storia, e Ron Clark un elegante pivot di 2.05. Per la verità Riminucci pur avendo disputato il campionato con i colori pesaresi, durante la stagione appena conclusa aveva anche indossato la maglia milanese in alcuni incontri amichevoli in quanto al tempo già studiava alla Bocconi e risiedeva a Milano.

Questo fatto galvanizzò la tifoseria e la stampa milanese, a cui Bogoncelli aggiunse una serie di incontri amichevoli di altissimo livello. L’ambiente, a suo giudizio, era pronto per rispondere in massa al botteghino dell’enorme palazzo dello Sport di Piazza VI febbraio.

Mancava al boss solo un partner che lo affiancasse finanziariamente. Lo trovò nell’ing.Sada che subentrò nella sponsorizzazione con il marchio Simmenthal.

Milano era pronta per dominare il basket nazionale per il successivo decennio.

Proprio a proposito di incontri amichevoli sostenuti in quell’anno occorre una precisazione: Agli inizi degli anni 50, in Italia gli esponenti della la massima espressione cestistica erano ritenuti gli Harlem Globetrotters, i quali per l’appunto godevano di grande notorietà dovuta anche per l’impiego esclusivo di straordinari giocatori di colore oltre che per le assidue tournee in giro per il mondo. In realtà gli Harlem, in incontri tenuti in quegli anni con le squadre professionistiche USA erano stati anche battuti. Nel frattempo le due leghe professionistiche si erano concentrate nella NBA, le cui fortune languivano anche perché c’era stata una involuzione tecnica non gradita al pubblico per cui nella stagione  54/55 solo 8 squadre erano iscritte al campionato.

E qui si ebbe il colpo di genio di un italo-americano, Daniele Biasone, che aveva acquistato anni prima la squadra professionistica Syracuse Nationals New Jersey  per soli 5.000 dollari.  Biasone studiò una modifica regolamentare che rivoluzionò il basket: limitare il possesso di palla a soli 24 secondi. Questo rese estremamente spettacolari gli incontri e permise alla NBA di incrementare rapidamente interesse, incassi e profitti.

Proprio al termine della stagione 1954-55 i Syracuse Nationals (ovvero Syracuse Nats) vinsero il titolo NBA contro i Fort Wayne Pistons e la propria stella Dolph Schayes fu inserita nella “All-NBA First team”. Al termine della stagione successiva  1955-56 Biasone, che era nato a Miglianico a pochi chilometri da Chieti, decise di portare  la squadra in tournee in Europa e particolarmente in Italia.

Per inciso Biasone, che grazie alla sua idea è incluso nella Naithsmith Hall of Fame (la più importante del mondo), vendette la squadra nel 1962 per 500.000 dollari, poco prima che questa si trasferisse nel 1963 a Philadelphia assumendo il nome di Philadelphia '76!

L’accordo Nets-FIP fu trovato rapidamente, per cui la tournee italiana 1956 dei campioni NBA toccò Roma contro la Lazio il 9/5, il 10/5 a Bologna Sala Borsa contro una selezione Bolognese e il giorno 11/5 al Palazzo del Ghiaccio di Via Piranesi contro il Borletti (ma ormai in magazzino erano già pronte le nuove canotte Simmenthal).

Era la prima volta in assoluto che una squadra NBA, anzi la squadra campione, veniva in tournee in Italia. Avvenimento indubbiamente storico. Il Borletti nell’occasione schierava Riminucci ed era rinforzato anche da atleti di altre formazioni lombarde: da Pavia Andrassevic, Rotchlitzer, Rosolen, da Cantù Cappelletti e da Gallarate De Mattei.

La partita, come già detto organizzata dalla Fip e non dal Borletti, dal punto di vista tecnico e fisico non ebbe storia stante la differenza abissale tra le due formazioni, con note di merito comunque per  Riminucci, Pieri, Romanutti e Forastieri.

Spettacolo superbo offerto dalla stella Dolph Schayes ma anche il duo Kerr e King aveva incantato il numerosissimo pubblico, che aveva apprezzato l’agilità dei colored Lloyd e Tucker.

La stampa diede ampio spazio alla vicenda con soddisfazione del presidente Bogoncelli. A settembre veniva annunciato non solo il cambio di abbinamento. Addirittura la denominazione sociale veniva modificata in Pallacanestro Simmenthal Milano, come informava il 21 settembre 1956 il Corriere.

Ma i confronti Italia-Usa, nel 1956, non erano finiti. A settembre il Dipartimento di Stato USA finanziò una tournee in Europa della formazione campione AAU, campionato dilettantesco, che in quel periodo aveva un livello tecnico estremamente elevato). Il motivo del finanziamento - concesso anche ad altri sport e spettacoli itineranti - era di pubblicizzare la bontà del modello di vita americano. Ed infatti la tournee aveva toccato, per la prima volta di una squadra di basket americana, anche la Polonia e la Cecoslovacchia che si trovavano al di là della cortina di ferro, preceduta da una visita in Spagna, Francia ed Italia.

Insomma nel giro di soli quattro mesi, l’Olimpia incontrò i campioni NBA e quelli AAU sul proprio terreno di gioco.

Pertanto il 3 Ottobre 1956, la Pallacanestro Simmenthal Milano incontrava il Seattle Burban Bakers sempre al Palazzo del Ghiaccio (il Palazzo Sport della Fiera era ancora indisponibile). Debuttava l’americano Ron Clarck nelle file biancorosse e finalmente Riminucci scendeva in campo non più come “rinforzo in prestito”.  Il Seattle era fresco vincitore del campionato AAU, avendo battuto in finale per 59-57 i Phillips 66ers, ma non avrebbe mandato alle Olimpiadi alcun proprio atleta, anche se  Swyers e Koon era stati nominati nel “All-Tournament team”. Pur essendo ad inizio preparazione (il campionato sarebbe iniziato la successiva domenica 18) il Simmenthal aveva dimostrato di essersi trasformato, grazie ai due nuovi acquisti, battendo clamorosamente gli americani grazie ad una partita giocata a ritmi bassi  e curando la difesa. Considerato pure che gli americani erano stanchi in quanto erano arrivati in albergo alle prime ore del mattino e presentavano una formazione rabberciata, tuttavia la prestazione milanese era indicativa della schiacciante superiorità che avrebbe caratterizzato la stagione del Simmenthal.  

Un curioso fatto di cronaca fu ripreso da tutti i giornali del tempo: i giocatori milanesi al ritorno negli spogliatoi non ritrovarono i propri portafogli, orologi, catenine, per cui dovettero disputare…. un terzo tempo negli uffici del commissariato di zona per le inevitabili denunce. 

Milano, Palazzo del Ghiaccio – Via Piranesi
Venerdì 11 maggio 1956  - ore 21.10

Olimpia Borletti – Syracuse National (Nets)  59-99 (28-58)

Olimpia:  Romanutti 11, Riminucci 8, Galletti 2, Forastieri 10, Pieri 11, Andrassevic 4, Rotchlitzer 2, Rosolen 6, De Mattei, Cappelletti 5 – all. C. Rubini
Siracuse Nets:   Schayes 22, Kerr 18, King 14, Fartey 10, Rocha 9, Lloyd 10, Tucker 8, Coulin 8, Keuville, Killik – all. Al Cervi

Arbitri:  non noti

Milano, Palazzo del Ghiaccio – Via Piranesi
Mercoledì  3 Ottobre 1956  - ore 21.30

Simmenthal Milano – Seattle Burban’s Baker  49-46 (23-24)

Olimpia:  Romanutti 11, Riminucci 13, Volpato, Pagani, Clark 16, Pieri 7, Gamba 1, Padovan 1, Zappelli, Pescarmona – all. C. Rubini
Seattle Burban Bakera: Patnoe 4, Gilson, Coshow 1, Owens 12, Perkins 6, Godes, Cipriano 6, Boin 5, Thiessen, Parson, Roberts 12 – all. F. Fidler
Arbitri: Fedeli e Pizzagalli

Pagani (n.6) e il tecnico Borella - anno 1956-57

Dolph Schayes (n.4)