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Carr Antoine

E' stato un raggio di luce in uno degli anni più controversi della storia dell'Olimpia Milano. Antoine Labotte Carr (classe 1961, nativo di Oklahoma City) ha giocato nel Simac Milano 1983/84, anzi per parte del 1983/84. Venne a sostituire a stagione già avviata quel Earl Cureton che fuggì una mattina di novembre senza nessun preavviso. Cureton se ne andò a Detroit, proprio quella franchigia NBA che aveva scelto Antoine Carr con il nr. 8 assoluto nel draft 1983: fu un braccio di ferro sul contratto (e sui mille...dettagli) in cui Carr non trovò l'accordo economico e Detroit preferì puntare su un veterano.
Carr era ai tempi un prospetto molto quotato, ed infatti nel 1983 prima di lui furono scelti solo grandi calibri come Ralph Sampson, Byron Scott e quel Thurl Bailey che anni dopo arrivò pure lui a Milano.
La sua carriera scolastica fu un perfetto trampolino di lancio, giocando prima alla Wichita Heights HS con Darnell Valentine come playmaker e poi alla Wichita State assieme a Xavier McDaniel e Cliff Levingston che formavano un reparto ali dalla potenza straordinaria. Un quadriennio da 17 punti a partita con un picco di oltre 22 (497 punti in 22 partite) e quasi 8 rimbalzi nell'anno da senior senza però la soddisfazione di disputare il torneo NCAA perchè Wichita State era in 'probation'. Il tutto intervallato dalla convocazione della Nazionale USA per i Mondiali 1982 a Calì, persi all'ultima azione della finalissima contro l' URSS di Tkacenko e un giovanissimo Sabonis).
Complici le incertezze di una frattura alla tibia mal rimarginata...e la non consigliata prospettiva di perdere una stagione intera, accettò il contratto con l'Olimpia Milano (grazie anche al lavoro micidiale di Toni Cappellari) e un ruolo fondamentale nelle trame di gioco ordite da coach Peterson, condotte da Mike D'Antoni e trascinate dall'energia di Dino Meneghin e Roberto Premier
L'esordio in maglia Simac, e quindi l'impatto con il pubblico milanese al Palazzone di S.Siro avvenne l'11 dicembre 1983 (dopo una settimana di 'studio' milanese con tanto di crew al seguito) con la sfida al..Simmenthal Brescia di coach Taurisano: un ventello con 8 rimbalzi e 4 stoppate nella vittoria 77-75 anche senza D'Antoni.
Le sue cifre finali in maglia Simac nelle 27 partite in Serie A (20 di campionato e 7 di playoff) riportano 570 punti, 237 rimbalzi e 71 stoppate, graduatoria che Carr vinse per distacco nonostante la partenza ad handicap.
Milano concluse la stagione regolare al primo posto (guadagnando quindi il fattore campo per tutti i turni) ma anche la pressione dei playoff fu superata da Carr con freddezza da veterano, con 29 punti nella prima gara con Caserta e segnando sempre in doppia cifra: nell'agevole ritorno (90-64 al PalaMaggiò), nelle semifinali con Cantù e nel trittico contro la Granarolo.
In quella che la storia ricorda come la Finale Scudetto più incredibile con tutte le partite vinte dalla squadra ospite, Antoine ebbe un rendimento di altissimo livello: 24 punti e 10 rimbalzi in Gara-1 persa 82-86, 16 punti con 13 rimbalzi e 3 stoppate in Gara-2 a Bologna vinta dalla Simac 75-71 nonostante l'espulsione di Meneghin e 22 punti con 4 recuperi nella maledetta gara-3, sebbene afflitto da un guaio muscolare. Fu suo l'ultimo canestro dal campo della Simac per il 74-75 a 35" dalla fine sfuggita 74-77 dopo la chance di sorpasso sprecata dallo 0/2 ai liberi di Bariviera.
Non fu molto il tempo di smaltire il dispiacere perchè c'era ancora da disputare la semifinale di Coppa Italia contro la Indesit di Oscar Schmidt e Marcel de Souza. Sul campo di Caserta fu un mezzo disastro e il -24 incassato non fu recuperato nella gara di ritorno, vinta soltanto 105-93. Svuotati gli armadi dell'albergo, Carr lasciò Milano ai primi di giugno, con nel cuore la speranza di essere convocato per la Nazionale USA delle Olimpiadi di Los Angeles (assieme a Jordan, Ewing e compagni) avendo l'elegibilità per non aver ancora giocato nella NBA. Ma coach Bobby Knight non fu dello stesso avviso.
L'approdo in NBA però fu assicurato anche se non con la maglia dei Pistons, che scambiarono i diritti su di lui con Atlanta in cambio di Dan Roundfield.
Antoine si è quindi costruito una lunga e onorata carriera nella NBA, durata ben sedici stagioni, undici delle quali con l'appendice nei playoff: cinque stagioni e mezzo con gli Atlanta Hawks, una e mezzo con i Sacramento Kings (che lo ottennero a metà del 1989/90 in cambio di Kenny Smith) in cui espresse il suo più alto valore realizzativo con addirittura 20.1 di media partita nel 90/91 in 77 gare (parliamo di 1551 punti...). Passò per tre anni con i San Antonio Spurs (dove ormai giocava solo da centro) e da free agent giunse al punto più alto con gli Utah Jazz di John Stockton e Karl Malone. Riciclatosi a uomo di fatica (e da lì anche il sorpannome di 'Big Dawg'), godeva della fiducia di coach Jerry Sloan per la sua affidabilità, l'impatto da sesto uomo e la capacità di selezionare i tiri. Arrivò a disputare ben due finali NBA consecutive contro peò gli imbattibili Bulls di Michael Jordan. Fu però al termine delle Finals 1998 che i 'senatori' della squadra ne decretarono l'esclusione per un clamoroso atto di tradimento: Carr infatti chiese a Jordan (il nemico giurato della franchigia) un autografo sulle scarpe del figlio! 
Antoine fu mandato agli Houston Rockets, disputò un altro anno nei Vancouver Grizzlies in un ruolo di secondaria importanza e poi uscì dal mondo dorato della NBA. A quasi 40 anni si concesse un'ultima stagione in Grecia al Ionikos dove guadagnò anche la convocazione per l'All Star Game della lega ellenica.
Al di fuori del basket, Antoine non ha sfruttato la laurea in business administration, ma è diventato imprenditore edile nella zona di San Antonio, specializzato in ristrutturazioni. Come sempre, 'working hard'.