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Cureton Earl

Earl Cureton, pivot di 206 cm, nato a Detroit (Michigan) il 3 settembre 1957 è stato uno dei protagonisti più controversi della storia dell'Olimpia Milano negli anni '80.

Onesto centro di comprovata esperienza e "operaio specializzato" di alto livello anche in NBA, Cureton salì agli onori delle cronache per la clamorosa "fuga da Milano" avvenuta il 18 novembre 1983, con tanto di inseguimento vano da parte di coach Dan Peterson.

Nonostante tutti i danni tecnici ed economici subiti in quella occasione, l'Olimpia accolse di nuovo Cureton per una seconda chance sei anni dopo, senza però ottenere i risultati auspicati.

L'esperienza di Cureton con Milano è sempre stata all'insegna dell'avventura. Il suo primo arrivo in Via Caltanisetta fu indiretto. Dopo aver vinto il titolo NBA con i Philadelphia 76ers di Julius Erving e Moses Malone, il pivot ex-University of Detroit (58sima scelta assoluta nei draft NBA del 1979) non ottenne la giusta gratificazione nel rinnovo del contratto, e decise di stupire il mondo con l'approdo in Europa. Il suo primo club fu la Scavolini Pesaro, ma il carattere non semplice di Cureton si scontrò presto con l'intransigenza di coach Skansi, che nella tournee pre-stagionale in Argentina gli diede il benservito.

Il management meneghino non si lasciò sfuggire l'occasione e firmò Cureton come erede di John Gianelli. Con il nuovo assetto, il Billy Milano ebbe un inizio di stagione travolgente, vincendo sia i turni preliminari di Coppa delle Coppe che le prime sei partite di campionato (108 punti e 85 rimbalzi per Cureton). Dopo la vittoria a Forlì, con un piccolo infortunio alla mano, Cureton non resistette più e abbandonò improvvisamente Milano per andare a firmare il contratto con i Detroit Pistons.

L'Olimpia (che perse le tre gare successive alla fuga di Cureton) ripiegò su Antoine Carr, prima scelta NBA e presto idolo del Palasport di Via Tesio, che riuscì però a portare la squadra solo alla finale scudetto persa con la Virtus Bologna e non potè essere impiegato (per regolamento) in Coppa Coppe, poi persa 82-81 a Ostenda contro il Real Madrid.

Nei tre anni successivi Cureton giocò 234 partite nei Pistons, poi si mosse dalla sua città natale per una stagione ai Chicago Bulls, una ai Los Angeles Clippers che poi lo indicarono nella "expansion list" utilizzata dai neonati Charlotte Hornets per formare la squadra 88/89, il loro primo anno di vita.

In totale Cureton ha giocato (nelle sue tre differenti ere) 12.420 minuti in 674 partite, segnando 3.620 punti e conquistando 3.172 rimbalzi.

Per la stagione 1989/90, con lo scudetto cucito sul petto dopo la finalissima di Livorno, la Philips scelse la solidità di Marc Iavaroni per rinforzare il gioco voluto da Casalini sotto le plance. L'italo-americano, però, si infortunò gravemente al quinto minuto della prima partita di campionato e non fu più in grado di ritornare in squadra. L'Olimpia impiegò molto tempo prima di effettuare la sua scelta definitiva, complice anche la partecipazione al McDonald's Open 1989 a Roma; vagliato il mercato la scelta cadde su Earl Cureton, con enorme sorpresa dei sostenitori biancorossi, a sei anni giusti dalla predetta fuga.

Il secondo debutto in maglia Olimpia del pivot del Michigan, avvenne ufficialmente il 19 novembre 1989 nella vittoria casalinga 116-103 contro la Fortitudo Bologna, in cui Antonello Riva segnò 49 punti. L'impatto apparve decisamente buono (14 punti e 16 rimbalzi) e l'inserimento in squadra fu rapido, visto che nella seconda uscita fu autore di 18 punti (9/11 dal campo) sul campo di Caserta; in quell'occasione però Oscar Schmidt ne mise 54 e i bianconeri si imposero 118-101.

Nelle prime quattro partite, Cureton andò sempre in doppia cifra e il minutaggio fu stabilmente alto, in un quintetto fisicamente imponente a fianco di Meneghin e McAdoo. Durante le tre partite delle festività invernali, però, una serie di tre sconfitte consecutive portò ad un cambiamento tattico deciso da coach Casalini: promozione in quintetto-base per Ricky Pittis ed esclusione di Cureton. Il suo contributo iniziò a scendere, e dopo i 16 punti della vittoria su Reggio Calabria, i minuti in campo diventarono pochissimi: un'apparizione da otto minuti (e 2 punti) nel 103-88 patito al Pianella di Cantù fu la sua ultima gara in Serie A con la Philips. Chiuse con 118 punti e 113 rimbalzi in dodici partite, con il 49% dal campo e un inguardabile 6/26 ai tiri liberi.

Il 12 febbraio 1990 fu comunicata la sua sostituzione con l'ala pivot Orlando Graham per le ultime dodici partite della stagione. Cureton, però, rimase in rosa per concludere la Coppa Campioni, giunta al girone dei quarti di finale. Per essere uno "straniero di coppa", il suo rendimento non fu negativo, ma la squadra non riuscì a sbloccarsi dal bilancio in pareggio (7 vinte e 7 perse) e giunse quinta, ossia fuori dalle Final Four.

Earl Cureton, a trentatre anni non ritenne chiusa la sua carriera, anche se la parabola discendente era già iniziata. Tornò ai Charlotte Hornets per una parentesi di nove partite, poi dovette "retrocedere" nella USBL ai New Heaven Skyhawks che giunsero al secondo posto della lega nel 1990/91.

Il suo itinerare lo portò brevemente a Tours in Francia, poi nella CBA e soprattutto agli Houston Rockets nella stagione 1993/94. Giocò solo due partite con la franchigia texana, ma fu decisivo nelle vittorie contro Phoenix e Utah (prendendo 12 rimbalzi) che spianarono la strada per il titolo NBA 1994; e fu il suo secondo anello, a undici anni di distanza da quello conquistato con i Sixers.

Dopo un'esperienza argentina, Cureton disputò le sue ultime partite NBA nel 1997 con i Toronto Raptors, che poi lo inquadrarono nello staff tecnico. Col tempo ha rivestito diversi incarichi di capo allenatore (campione ABA nel 2000 con Long Beach), trovando buone soddisfazioni anche nella WNBA con Charlotte, Detroit e Phoenix.

Attualmente si occupa delle Relazioni con la Comunità nei quadri dirigenziali dei Detroit Pistons.

IMMAGINI ALLEGATE

Earl Cureton

Earl Cureton in maglia Simac nel 1983

Earl Cureton con alcuni tifosi nell'ottobre 1983

Earl Cureton al ritorno in maglia Olimpia nel 1989/90, in compagnia di Coach Casalini e Mike D'Antoni