In questa sezione del museo puoi ripercorrere alcune tappe della storia del basket milanese dalle origini.

Storia milanese


Gli Harlem Globetrotters a Milano

Gli Harlem Globetrotters sono una leggendaria squadra americana, composta esclusivamente da cestisti di colore, il cui campo di gara è “ovunque”.

Su questa mitica squadra sono nate tantissime leggende e nel nostro "museo" cerchiamo di capire se sono vere oppure no. Ma innanzitutto, proprio perché parliamo di Milano, dobbiamo sciogliere tre dilemmi:

1) Gli Harlem Globetrotters hanno mai giocato a Milano?

La risposta è banale: si. In quasi tutte le tournee italiane hanno fatto tappa a Milano e, quando non si sono esibiti nel capoluogo, hanno sostato quasi sempre nelle immediate vicinanze (Cantù, Varese e Pavia).

Sino al 1960 il loro campo di gara era il Vigorelli (all'aperto) mentre in seguito hanno usufruito del Palalido e del Forum. Occorre dire che fino agli anni 80, gli Harlem hanno puntualmente fatto tappa a Milano. Successivamente vuoi perchè il pubblico aveva modo di vedere i campioni NBA in TV (e quindi snobbava, in un certo senso, i giocatori Harlem), vuoi per la crisi del basket italiano, gli organizzatori hanno diradato le tournee italiane e così anche Milano non ha potuto apprezzare i Globetrotters per molte annate.

2) E' vero che la star Wilt Chamberlain venne ad esibirsi al Palalido, proprio con gli Harlem?

Verissimo, nella prima settimana del maggio 1967 Wilt Chamberlain (uno dei più grandi campioni, con il record imbattuto di 100 punti in un solo incontro NBA), terminato il campionato NBA con la sua squadra Philadelphia 76ers che aveva appena conquistato il titolo vincendo ben 68 incontri nella stagione (record superato solo recentemente), tornò ad indossare la casacca degli Harlem per la tournee Europea che toccò anche il Palalido di Milano, davanti ad un pubblico strabocchevole in tutte le quattro giornate di permanenza.

3) E' vero che a Milano gli Harlem disputarono una partita contro l’Olimpia Milano?

Si, è esatto. Ma ne parleremo diffusamente in un’altra scheda che pubblicheremo a breve.

Ma chi sono gli Harlem Globettrotters ? Sicuramente è la squadra che ha disputato più partite di ogni altri team. Stiamo parlando di oltre 22.000 incontri (alcuni dei quali hanno rivestito anche una importanza politica importantissima) in tutte le nazioni della terra (compresa anche la Città del Vaticano, alla presenza del Santo Padre!).

Oggi gli Harlem hanno sede a Phoenix, Arizona, ed hanno tre differenti formazioni che girano nel mondo, composte esclusivamente da giocatori di colore (anche se in passato ci furono eccezioni) e che schiera anche donne (attualmente la bella TNT Maddox, ma la prima “girl” fu Lynette Woodard negli anni 80).

Il fondatore fu un inglese, bianco, Abe Saperstein, residente a Chicago, che ventenne nel 1926 ingaggiò un gruppo di giocatori di colore per fare delle esibizioni in una sala da ballo. Fallita di lì a poco la balera, Saperstein decise di far continuare l’attività (chiamando la squadra Harlem Globetrotters, in omaggio al quartiere “nero” più noto del mondo, e creando la divisa che ricorda la bandiera nazionale americana) incontrando squadre di college e dopo un anno aveva già un palmares di 101 vittorie su 117 incontri, con un suo giocatore che in un incontro aveva stabilito lo sbalorditivo record di 77 punti.

Il team continuò una attività incessante per tutti gli anni 30 e nel 1939 effettuò la prima tournee all’estero, in Messico. Notare che la squadra fu rifiutata, all'epoca, dalla lega professionistica americana (la NBA dell'epoca), perché composta esclusivamente da giocatori di colore.

Oltre all’attività sportiva, Saperstein volle dare alla sua creatura una caratterizzazione sociale, di impegno umanitario che doveva anche dare un messaggio universale di pace, accoglienza, comprensione, lotta al razzismo.

Tornati negli Usa, disputarono un torneo internazionale denominato Campionato Mondiale di Basket, organizzato da un giornale USA (Chicago Tribune), e si classificarono secondi. Nel 1940 la squadra vinse il titolo “mondiale”, che sfruttarono pubblicitariamente per almeno un decennio.

Proprio durante il periodo bellico, gli Harlem schierarono anche un giocatore bianco, Bob Karstens.

Dopo la fine della guerra, gli Harlem hanno iniziato a girare regolarmente tutte le nazioni

Ma gli Harlem non sono solo business. Sono stati gli ambasciatori del basket, ma anche i rappresentanti del mito americano, se non degli stessi USA.

Ed ecco che gli Harlem sono arrivati in Europa subito al termine della guerra nel 1949, si sono recati a Berlino Ovest nel 1951 (nel periodo in cui questa era accerchiata dai sovietici) e ben 50.000 persone assistono alla loro esibizione durante la quale Jessie Owens (il "nero" che proprio in quello stadio aveva vinto quattro medaglie Olimpiche nel 1936, in pieno fulgore nazista) volle ringraziare i berlinesi e sancire la pace tra i tedeschi e gli americani. Ma non solo: nel 1959, si esibirono per ben nove incontri sold-out nella Piazza Rossa di Mosca, in piena guerra fredda, mettendo un tassello fondamentale nel disgelo dei blocchi. E sempre nell’ottica di una normalizzazione dei rapporti diplomatici nel 1988 si recarono nella Cina comunista (ma qui erano stati preceduti nel 1971 da una delegazione statunitense di campioni di ping pong appositamente spediti da Kissinger).

Una curiosità: malgrado il loro nome, i Globetrotters solamente nel 1968, per la prima volta, hanno giocato in una piazza del quartiere di Harlem a New York.

Della prima giocatrice donna (ovviamente di colore) Lynette Woodart, che era cugina del leggendario “Geese” Ausbie, occorre rimarcare che giocò anche in Italia a Schio (1981/83) e a Priolo (1987/89, vincendo lo scudetto), fu per quattro anni nel miglior quintetto americano femminile, vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1984, la medaglia d’oro ai Mondiali del 1990, ai Giochi panamericani del 1983, alle Universiadi del 1979 ed ai Goodwill Games nel 1990, ha giocato nella lega professionistica WNBA ed è una delle 17 ex-atlete atlete inserite nella prestigiosa Naismith Memorial Basketball Hall of Fame (la più importante del mondo, dove vi sono anche gli italiani Rubini, Gamba e Meneghin).

Chiunque abbia assistito alle esibizioni degli Harlem, ha notato che la squadra si produce in un basket-spettacolo, più cabarettistico/circense che agonistico, ma pur tuttavia estremamente tecnico. L’azione tipica con l’arbitro-macchietta (negli anni 60 era l’italo americano Joe Celentano, simpaticissimo ma buffo, piccolino, cicciotello, con pochi capelli) prevedeva che l'arbitro fischiasse una infrazione inesistente, il portatore di palla la lanciasse via maledicendo e la stessa....pluf...finisse a canestro, tra l’ovazione del pubblico. E’ evidente che solo ottimi giocatori, con fondamentali perfetti, possono praticare il basket degli Harlem ed infatti gli Harlem effettuano periodicamente delle durissime selezioni per il reclutamento, dove vengono richieste elevate doti atletiche e tecniche, oltre che attitudini teatrali e gestuali.

Ed infatti i Globetrotters, oltre agli usuali allenamenti sportivi, dove vengono assistiti da coreografi, devono frequentare corsi di mimo e di recitazione.

Un tempo addirittura gli Harlem potevano garantire ingaggi superiori a quelli che poteva offrire la NBA e questo spiega perché negli anni '50 grandissimi campioni come Wilt Chamberlain o Connie Hawkins (ad esempio) preferirono l’ingaggio con gli Harlem approdando nella NBA solo successivamente.

Ma Chamberlain, come già ricordato, tornò a vestire la maglia Harlem nella tournee europea 1967.

Proprio per l’aspetto spettacolare ed istrionesco, le esibizioni sono apprezzatissime anche da un pubblico meno tecnicamente raffinato e dai bambini.  Nella leggenda, e chi li ha visti non li ha mai dimenticati, sono entrati  le figure di Tatum, Lemon, Fred “Pelato” Neal, Ausbie, che univano ad una esplosiva simpatia il funambolismo e li rendeva leader assoluti del parquet.

Oggi gli Harlem, per tener conto che si è in un mondo iperconnesso, dove tutti conoscono e vedono tutto e dove lo spazio all’immaginazione è notevolmente ridimensionato, hanno conseguentemente adattato le proprie esibizioni a questa realtà.

Un'altra splendida istantanea della sfida Borletti-Harlem a Milano nel 1953

Le sfide Olimpia Milano - Harlem Globetrotters (prima parte)

Gli Harlem Globetrotters, come già abbiamo avuto modo di dire, sono una faccia del “basket” e rappresentano ancora oggi un biglietto da visita del “mondo USA”, ma negli anni 50 e 60 per chi abitava fuori dagli States erano un modo tangibile - e per molti l’unico - di conoscere il...  >>

Harlem-Borletti con Forastieri che fa il blocco per Riminucci al suo esordio all’Olimpia Milano.

Le sfide Olimpia Milano - Harlem Globetrotters (seconda parte)

Dopo quel primo storico incontro del 1953, ogni anno gli Harlem tornarono regolarmente in Italia, tra l’entusiasmo del pubblico, ogni volta toccando Milano ed esibendosi sempre contro la propria squadra partner (che cambiava nome ogni anno). . . Arriviamo nel 1956, la S. I. S. (di proprietà...  >>

Harlem Globetrotters

Wilt Chamberlain in maglia Harlem Globetrotters

Chamberlain al Palalido di Milano con gli Harlem Globetrotters

Lemon nella classica azione di "gancio"

Inseguimento dell'arbitro durante un incontro degli Harlem Globetrotters

Pelato Neal

Passaggio smarcante, "azione" molto divertente ed efficace durante una esibizione degli Harlem Globetrotters

Lynette Woodart con gli Harlem Globetrotters in udienza da Papa Giovanni Paolo II

Biglietto ingresso della partita degli Harlem Globetrotters dell'11 giugno 1968

Marques Haynes nel suo tipico palleggio acrobatico