In questa sezione del museo puoi ripercorrere alcune tappe della storia del basket milanese dalle origini.

Storia milanese


Lo scudetto "cancellato" 1965/66

Stagione 1965/66: il secondo spareggio scudetto della storia. Simmenthal Milano e Ignis Varese, dopo un campionato combattuto (molti gli incontri finiti con scarti minimi) si classificarono a pari punti. Per l'esattezza entrambe le formazioni avevano perso solo tre incontri:

  • il Simmenthal con la All'Onestà (73-71) e a Padova (66-60) nel girone di andata e a Virtus Bologna (90-68) nel ritorno
  • l'Ignis nel girone di andata a Cantù (89-71) ed entrambe le partite con il Simmenthal (72-66 a Varese e  63-55 a Milano)

per cui, per assegnare il titolo, si dovette ricorrere ad uno spareggio che si tenne sabato 16 Aprile 1966 a Roma al Palazzo dello Sport dell'Eur.

Il Palazzo dello Sport, riaperto al basket dopo sei anni (Olimpiadi 1960), era riempito da 14.225 paganti, mentre l'intera Italia potè godere dello spettacolo grazie alla ripresa in diretta della Rai.

Vinse l'IGNIS 74-59.

L'Ignis fece scendere in campo l'italo-americano Tony Gennari che solo il giorno prima aveva ottenuto lo status di 'Italiano' mentre in precedenza era tesserato per l'Ignis, ma come ' secondo straniero' e pertanto potendo disputare solo gli incontri di Coppa.

L'Ignis condusse il punteggio per l'intero primo tempo, tenendo il Simmenthal ad un'inconsueta scarsa produttività offensiva: 35 a 25 in favore dei varesini.

Nella ripresa  il Simmenthal "suonava la carica" mentre l'Ignis iniziò a disunirsi. Al 27'  sul punteggio di 40 pari l'Ignis, che in panchina era diretta dal duo giocatori/allenatori Vittori e Gavagnin, fece scendere sul parquet Tony Gennari mentre quasi contestualmente Nane Vianello, tiratore scelto del Simmenthal, era costretto ad uscire per raggiunto limite di falli.

Malgrado ciò al 30' il punteggio era ancora inchiodato sulla parità (46-46) quando uscì anche Sandro Riminucci, idolo dei tifosi milanesi, per cinque falli. La partita prese a quel punto una piega sempre più favorevole ai varesini che dilagarono, chiudendo per 74-59

Ignis Varese - Simmenthal Milano 74-59
Ignis: Gavagnin 4, Bufalini 2, Maggetti 5, Cescutti 8, Vittori 18, Gergati P.A., Kimball 27, Flaborea, Villetti, Gennari 10
Simmenthal: Iellini 1, Vianello 13, Pieri 7, Masini 16, Thoren 8, Riminucci 6, Gnocchi, Longhi,  Ongaro 4, Binda
Arbitri: Luglini e Stefanutti

Finita la partita, iniziava “l'affaire dell'anno” ovvero il “caso Gennari”.

Il presidente Bogoncelli, con i suoi giocatori ancora sotto la doccia dichiarò “Per noi è avvilente. Gennari ha giocato (in Coppa) con cartellino da straniero ed ora da italiano, ma non si possono staccare due cartellini nella stessa stagione. Per di più Gennari non ha mai giocato in campionato e il campionato è finito domenica scorsa come da calendario. Come si può farlo giocare in uno spareggio di un campionato che non ha giocato? Oggi non dovrei parlare ma ne ho troppe sulla punta della lingua. Prima, nello spogliatoio, molti dei miei piangevano di rabbia. E' una grossa ingiustizia sportiva. Accettare il risultato? Non so, non mi faccia parlare. Dovrei dire delle cose e poi mantenerle. Preferisco ragionare a freddo. Comunque io ho saputo del tesseramento di Gennari a notta fonda di ieri, venerdi ”.

Nel frattempo esplodeva la notizia che tutti i componenti l'intero “Comitato Esecutivo Gare”, l'organo che aveva concesso il cartellino a Gennari e che avrebbe dovuto omologare il risultato del campo si erano dimessi subito dopo aver ufficializzato il tesseramento di Gennari.

Il giornalista Marco Cassani si premurava di informare immediatamente di ciò il presidente dell'Ignis Edoardo Bulgheroni dicendogli “Ci risulta che i membri della C.E.G. si siano dimessi immediatamente dopo la decisione, sostenendo che dovevano decidere così ma non concordavano con l'Ignis sul problema fondamentale della lealtà sportiva” al che Bulgheroni rispondeva “E' inaudito! Ma noi dovevamo avere Tony Gennari tre mesi orsono. Se lo sono dimenticati quei signori? E' stata una pura fatalità se tutto si è risolto alla vigilia dello spareggio”.

Nel frattempo i giornalisti (come tutti coloro che avevano assistito all'incontro) si interrogavano sul motivo per cui l'Ignis non avesse schierato dal primo minuto Gennari ma si fosse decisa a ciò solo allorché il Simmenthal sembrava pronto al sorpasso. La risposta venne data direttamente negli spogliatoi da parte di Gavagnin., affermando che il tenere in panchina Gennari era dipeso unicamente da ragioni tattiche, che Gennari in ogni caso sarebbe stato utilizzato a prescindere dal risultato e che comunque la prestazione dell'asso statunitense non era stata determinante, dando come giustificazione di ciò il distacco nel punteggio (15 punti) a fronte dei soli 10 punti segnati da Gennari.

Il giorno successivo i giornali sportivi (e non) mettevano duramente sotto accusa la Federazione.

Rino Negri, grande penna della Gazzetta, scriveva “ il problema è che i membri della C.E.G. si sono dimessi perché hanno dovuto concedere il tesseramento in base al regolamento, ma ciò cozzava contro la loro concezione dello sport... Si parla di ammirazione per quei dirigenti i quali dopo aver concesso il tesseramento al giocatore americano per causa di una disposizione federale assurda, si sono poi dimessi perché la loro indignazione superava largamente la loro residua ambizione.”

Veniva accusato il regolamento di consentire di alterare (dando la possibilità di tesseramento di  atleti senza un limite temporale) l'esito di un campionato: secondo la tesi di Bogoncelli (e condivisa dalla maggioranza della stampa), lo spareggio era un prolungamento dell'ultima partita di campionato e pertanto le formazioni dovevano essere “sigillate”  a quella data, per cui non doveva essere ammessa la possibilità di modificare lo status quo, permettendo il tesseramento a campionato concluso.

Domenica 17 aprile, alle ore 14, Skip Thoren, l'asso statunitense del Simmenthal, che per inciso aveva reso una prestazione gigantesca quindici giorni prima a Bologna in Coppa dei Campioni ed invece era stato surclassato nel confronto con il varesino Kimball, prese l'aereo da Fiumicino per ritornare definitivamente negli Usa.

Il Presidente della Federazione, avv. Coccia, lunedi 18 Aprile, indisse una conferenza stampa in cui  precisò che:

  • la Federazione aveva rilasciato il cartellino di 'italiano' a Gennari dopo un approfondito e rigoroso esame degli atti che aveva richiesto molto tempo e che si era concluso solo il giorno prima dello spareggio (“Esiste una precisa regolamentazione sui tesseramenti e la Federazione si è strettamente attenuta alle norme. Riconosco che con un po' più di elasticità il tesseramento di Tony Gennari sarebbe potuto avvenire con qualche mese di anticipo”)
  • la Federazione aveva intenzione -per il futuro- di porre limiti temporali per i tesseramenti (“il Consiglio Federale si è proposto di fissare i limiti di tesseramento dei giocatori nell'ambito della riforma dei regolamenti che avverrà entro il 30 giugno”)
  • velatamente criticava il comportamento dell'Ignis (“la normativa vigente consente il tesseramento sino all'ultimo momento. Esistono poi leggi scritte e non, principi non codificati o non codificabili, la cui applicazione è rimessa alla sensibilità degli interessati”)
  • era scarsamente informato in merito alle clamorose dimissioni della C.E.G. (“al Consiglio Federale non è ancora pervenuto alcun documento ufficiale. Le dimissioni ci sono state comunicate verbalmente singolarmente o per interposta persona. .. Sono professionisti che dedicano il proprio tempo, disinteressatamente, alla pallacanestro. Sono galantuomini che hanno applicato rigidamente le norme”)

In sintesi, veniva detto che :

  • non c'era alcuno spazio per ribaltare il risultato del campo, stante la regolarità della procedura
  • l'iniziativa dell'Ignis rientrava perfettamente entro i limiti regolamentari, anche se poteva essere censurabile dal punto etico sportivo
  • in futuro tali casi non si sarebbero più potuti verificare, perché il regolamento sarebbe stato al più presto opportunamente modificato
  • per il Presidente Federale le dimissioni della C.E.G. non erano contro la sua persona ma impersonalmente contro le assurdità del Regolamento che avevano dovuto applicare

I giornali non furono soddisfatti da quanto affermato dal Presidente Federale, per cui continuarono il loro tambureggiamento contro la Federazione.

Un paio di giorni più tardi la Gazzetta dello Sport intervistò il Presidente dell'Ignis, Bulgheroni, che -da quel galantuomo che era-  ricostruiva puntigliosamente l'iter della vicenda:

  • per poter essere tesserato come italiano, nel dicembre 1965, Gennari aveva chiesto al Ministero degli Interni la cittadinanza italiana, specificando di essere figlio di Secondo Gennari, cittadino italiano nato a Cattolica il 13.10.1900
  • il Ministero respingeva la richiesta perché non risultava alcun Secondo Gennari, con tali caratteristiche
  • a questo punto, per diventare cittadino italiano, Gennari doveva prestare servizio di leva e pertanto Gennari presentava formale richiesta di arruolamento.
  • Nel frattempo una circolare ministeriale chiariva che la cittadinanza veniva concessa solo dopo aver prestato servizio di leva e non all'atto dell'arruolamento
  • il 20 marzo 1966 la C.E.G. della FIP, specificatamente e personalmente interpellata dallo stesso Bulgheroni, confermava che il cartellino da “italiano” era concesso solo dietro presentazione di passaporto italiano o con duplice certificazione: di cittadinanza e di residenza. Pertanto Gennari sarebbe stato tesserato da italiano solo al termine del servizio di leva (e non, come vigeva solo fino a poco prima, all'atto dell'arruolamento).
  • Che per  gli “oriundi” statunitensi  (a differenza degli argentini e brasiliani, quali De Simone, D'Aquila e Ferello, che pur essendo stranieri giocavano come 'italiani' ) non era prevista, mancando specifici accordi governativi, la possibilità di avere la doppia cittadinanza.
  • Conscio che difficilmente Gennari avrebbe accettato di congelare il suo status di “giocatore di basket” per il periodo della leva (18 mesi), lo stesso Bulgheroni -sempre il 20 marzo- si era recato pertanto presso il Ministero della Difesa per chiedere informazioni in merito al possibile annullamento della domanda di arruolamento di Gennari
  • In tale occasione, un alto ufficiale si mostrava scettico sull'esito della indagine esperita dal Ministero degli Interni e chiamava telefonicamente, alla presenza di Bulgheroni, i carabinieri di Cattolica per avere maggiori delucidazioni. Un brigadiere, durante il colloquio, ricordava però che nel 1900 i confini del Comune di Cattolica erano differenti per cui l'indagine effettuata in precedenza poteva non essere corretta. Nel giro di un'ora Bulgheroni ebbe conferma che esisteva un signor Secondo Gennari, nato a S. Giovanni in Marignano (al tempo appartenente a Cattolica) il 13.10.1900, trasferitosi successivamente negli USA
  • A questo punto occorreva disporre di un documento americano, avvallato dall'ambasciata italiana e trasmesso esclusivamente tramite Ministero degli Esteri, che Tony fosse effettivamente il figlio di Secondo, e pertanto l'ignis si faceva carico di fare predisporre la documentazione idonea che era stata poi correttamente inviata a Roma dalla nostra ambasciata.
  • Giovedi 14 aprile, Bulgheroni arrivava a Roma dove accertava personalmente che il documento era arrivato alla Farnesina e rispedito a S. Giovanni in Marignano per le opportune trascrizioni nei registri dell'anagrafe. Pertanto Bulgheroni si premurava di telefonare al Sindaco e solo alle 19.30 riusciva a conferire con quest'ultimo, il quale però lo avvertiva che al Comune non era ancora pervenuto nulla. Bulgheroni partiva immediatamente da Roma ed arrivava in tardissima nottata a Pesaro dove pernottava e di prima mattina di venerdi 15 si recava al Comune di S. Giovanni, dove nel frattempo era arrivata la comunicazione ministeriale.
  • Il Sindaco rilasciava immediatamente il certificato di cittadinanza e di residenza (grazie ad  un lontano parente di Tony che aveva dato la propria disponibilità alla domiciliazione), per cui Bulgheroni si rimetteva immediatamente in macchina per recarsi in FIP
  • Alle 14 di venerdi 15, Bulgheroni entrava negli uffici della FIP a Roma. Il presidente Federale, esaminati i documenti, convocava immediatamente i componenti la C.E.G. ma incontrava grandi difficoltà nel reperirli. Solo a tarda notte la C.E.G. si riuniva e verso mezzanotte veniva rilasciato il cartellino a Gennari (mancavano solo 20 ore allo spareggio).

Il comm. Bulgheroni, sempre nell'intervista, si dimostrò sorpreso per la larvata censura di carattere etico/sportivo del Presidente Federale nei confronti dell'Ignis e a specifica domanda precisò che non vi erano motivi per sue dimisssioni e che tale ipotetico atto poteva avvenire solo se il reciproco rapporto fiduciario con il comm. Borghi fosse venuto meno.

Giovedi 21 Aprile il Corriere della Sera titolava “Sul caso Gennari nessun ricorso Simmenthal”, dopo che già un paio di giorni prima aveva titolato “il Simmenthal accetta il verdetto”.

A causa della martellante campagna di stampa che non accennava a placarsi, la FIP oggettivamente si trovava in grosse difficoltà, per cui congelava di fatto l'omologazione della partita (anche perchè la C.E.G. era dimissionaria e non erano stati nominati nuovi componenti) e chiedeva all'Avv. Ambrosini (un galantuomo, unanimemente riconosciuto  di specchiata moralità e competenza, all'epoca capo dell'ufficio Inchieste della Federcalcio) di chiarire i termini della vicenda.

L'Avv. Ambrosini si prese una ventina di giorni di tempo e la sua relazione finale costituì una vera e propria “bomba”, perché rilevava che :

  • il giocatore si era dichiarato “cittadino italiano”, come previsto dalla legge italiana, in quanto il papà era cittadino italiano, nato a San Giovanni in Marignano (Forlì) e da li stabilitosi negli Usa
  • la documentazione rilasciata dal Comune di S. Giovanni in Marignano, ed allegata alla domanda di  tesseramento di Tony Gennari, certificava che Secondo Gennari, padre del giocatore Tony, era residente negli Usa ma cittadino italiano in quanto mai aveva rinunciato al proprio status. Quindi la FIP, in base agli atti esibiti e al regolamento vigente, non poteva non tesserare Gennari come 'italiano' e pertanto l'Ignis, sempre in base al regolamento vigente, aveva tutto il diritto a schierare Gennari nello spareggio.
  • Ma, in sede di indagine susseguente veniva però accertato che al Ministero degli Interni ed a quello degli Esteri vi era la prova che nel lontano 1928 il Sig. Secondo Gennari aveva rinunciato alla cittadinanza italiana a favore di quella statunitense, e conseguentemente sia alla data del tesseramento e sia a quella della partita, Tony Gennari aveva la qualifica di cittadino statunitense (e come tale non avrebbe avuto il diritto ad essere tesserato come 'italiano')

La relazione “Ambrosini” pur essendo riservata, divenne di pubblico dominio, per cui il Sindaco di S. Giovanni in Marignano scrisse una lettera alla FIP in cui dichiarava che la certificazione prodotta dal Comune era formalmente ineccepibile (nel momento in cui fu emessa) in quanto non risultava  nei registri dell'anagrafe che il Ministero degli Interni avesse mai comunicato la rinuncia della cittadinanza del papà di Toni Gennari.

Si era così arrivati alla fine di maggio e la stampa, sulla base di indiscrezioni, cominciava ad ipotizzare la vittoria a tavolino del Simmenthal. I giornali riportarono la voce che, in tale evenienza, il Comm. Borghi avrebbe sciolto la squadra.

La questione era  complessa e si arrivò al 1 giugno 1966, allorché il Comitato Esecutivo Gare (CEG) della Federazione emise il suo verdetto:  vittoria per 2-0 a favore del Simmenthal per accertata posizione irregolare del giocatore Gennari, ma nessuna penalizzazione a carico dell'Ignis (e di suoi dirigenti) per buona fede della stessa, mentre il giocatore Gennari venne “sospeso in attesa di accertamenti”.

Il Comm. Borghi e il Comm. Bulgheroni decisero di opporsi al verdetto della Federazione e dichiararono che avrebbero incaricato l'Avv. Luigi Bombaglio, noto legale di Varese, di inoltrare ricorso.

Nell'atto di impugnazione non fu però allegata la dimostrazione dell'avvenuto inoltro al Simmenthal di copia del ricorso.

E pertanto, il giorno 20 giugno 1966, il Comitato d'Appello e Disciplina (CADD) della FIP respinse il ricorso -in uno stringatissimo comunicato- giudicandolo inammissibile, proprio per “non aver dato dimostrazione di avere rimesso copia del ricorso stesso alla controparte”.

Il risultato finale dell'incontro fu ratificato in 2-0, la partita fu “cancellata” dalle statistiche ufficiali, mentre le  campagne giornalistiche cessarono immediatamente perché mancava ormai ogni motivo di polemica.

Il comm. Bulgheroni, amareggiato per tutta la vicenda, si dimise dal Club e non volle più assumere incarichi dirigenziali di alcun genere.

La Federazione modificò il regolamento, introducendo un limite temporale alle richieste di tesseramento (il tesseramento era possibile per un certo, e ben definito, intervallo di tempo).

E il Simmenthal si fregiò del suo 17° scudetto.

Ricostruzione esclusiva del Museodelbasket-Milano.it. A margine un commento ricevuto da Toto Bulgheroni che ringraziamo: "L'enunciazione dei fatti e corretta e ineccepibile. Rimane a me una duplice amarezza: mio papà, persona di estrema correttezza non volle più saperne di basket e della federazione avendo subito alla fine un torto per un disguido formale. Secondo, la Pallacanestro Varese si è vista togliere uno scudetto vinto sul campo e Tony Gennari, che doveva essere tesserato mesi prima, giocò poi nella nazionale militare vincendo il mondiale a Damasco nel 1966 e poi da italiano nel campionato italiano per altri 10 anni!!! Toto Bulgheroni".

La formazione del Simmenthal 1965/66 in "libera uscita"

Zuccheri (7), Maggetti (7), Vittori(9) in Candy Bologna - Ignis Varese, Stagione 1965/66

Skip Thoren

Kimball in maglia ignis nel 1966

Borghi riceve la Coppa Intercontinentale da Gavagnin nel 1966

Formazione dell'Ignis Varese scattata a Roma nel 1966 in occasione dello spareggio scudetto contro il Simmenthal

Tony Gennari

Masini e Bufalini

Marelli, Borghi ed Edoardo Bulgheroni