In questa sezione del museo puoi ripercorrere alcune tappe della storia del basket milanese dalle origini.

Storia milanese


Il Palasport di San Siro

La necessità di dotare Milano di un impianto per gli sport 'indoor', ma soprattutto dove ospitare la popolarissima "Sei giorni" di ciclismo (con tutto il suo impatto economico), stuzzicò l'iniziativa di Adriano Rodoni, milanese DOC e soprattutto presidente della FederCiclismo e vice presidente del CONI. Dopo l'inaugurazione del PalaLido alla fine del 1960, Rodoni sondò il terreno con il Comune di Milano, incassando però la bocciatura a causa delle priorità assegnate alla realizzazione della Linea 1 della Metropolitana Milanese. A quel punto Rodoni maturò l'idea di utilizzare i fondi del CONI, beneficiando ancora dell'effetto finanziario sugli impianti stabilito in occasione delle Olimpiadi di Roma. Allocati i fondi, la trattativa con il Comune di Milano fu aperta, contrattualizzando oneri e condizioni.

A maggio 1969 il Coni aprì la gara per l'assegnazione dei lavori per il Palazzo dello Sport nell'area individuata a San Siro e di altre strutture di base come il centro sportivo Forlanini e le piscine in Gallaratese, Lorenteggio, Gratosoglio e Bruzzano. Il 13 dicembre 1969 la Commissione del Coni proclamò vincitrice la ditta CONDOTTE D’ACQUA con un progetto che prevedeva una spesa complessiva pari a  lire 2.704.747.613 ; il 3 febbraio 1970 fu stipulata la convenzione tra il Comune di Milano e il Coni e il successivo 24 febbraio fu posta la prima pietra del Palasport.

I lavori di realizzazione iniziarono solo verso la fine del 1971 e proseguirono non senza interruzioni e modifiche in itinere al progetto iniziale fino a tutto il 1975; furono impiegate oltre 1.000.000 di ore di lavoro, 27.000 metri cubi di calcestruzzo, 4.000 tonnellate di acciaio, 6.000 metri quadrati di vetro. 

L’impianto, progettato dall’arch. Valle per quanto riguarda gli aspetti architettonici e dall’ing. Romaro per la copertura, colpiva al primo impatto per le dimensioni e per la bellezza estetica. Proprio per questi aspetti oltre che per la innovativa soluzione tecnica della copertura, il progetto fu eletto vincitore del premio europeo 1976 della Convenzione Europea per le Costruzioni Metalliche (CECM). Era costituito da una struttura in cemento armato, con ben 24 ingressi, a pianta ellittica che ospitava le tribune poste sui lati della vasta platea. Questa accoglieva una pista ciclistica, con curve sopraelevate, di lunghezza complessiva 250 metri e con larghezza 7 metri, una pista di atletica lunga 200 e il “prato” con anche tutte le attrezzature per le varie discipline dell’atletica leggera (lanci, salti). Ovviamente la platea poteva accogliere parquet per il basket/volley (anche se quest’ultimo non entrò mai nell’impianto), il ring per il pugilato, il rettangolo per il tennis, oltre ad ulteriori tribune. In quest’ultimo caso la capienza aumentava da 12.300 spettatori ad oltre 15.000. Il Palasport aveva pertanto una capienza superiore al Palazzo dello Sport di Roma e al mitico Madison Square Garden dell’epoca. 

Sabato 31 gennaio 1976, in diretta tv, con la conduzione di Mike Bongiorno, venne inaugurato il Palasport con  una grande kermesse all’americana, a base di musica e cabaret oltre che una passerella di sportivi tra cui i ciclisti Alfredo Binda, Vittorio Adorni, gli schermidori Dario ed Edo Mangiarotti, il pugile  Duilio Loi. 

Nei primi tempi il Palasport non fu pienamente sfruttato, in quanto i costi di affitto frenavano gli organizzatori. Il primo evento ufficiale fu la Sei Giorni Ciclistica, che dal 14 al 20 febbraio del 1976; l'impianto fu preso letteralmente d’assalto da 87.222 paganti che celebrarono il trionfo della coppia formata da Francesco Moser e Patrick Sercu. Seguirono concerti, spettacoli, convegni politici e match di pugilato.

Il basket fece il suo debutto al "Palazzone" il 10 ottobre 1976 (con 6000 spettatori) in occasione della serata finale del Trofeo Lombardia. Fu per intuizione di Emilio Tricerri (padre putativo del Torfeo Lombardia e presidente regionale FIP) che in quell'occasione si iniziò ad adeguare l'orario di inizio della partita di basket (alle 17.30) a quello del calcio (ore 15.00), dando l’opportunità agli appassionati di seguire i due eventi in successione. Proprio al debutto nel palazzo, i cestisti rimasero sbalorditi perché tutti gli spogliatoi erano dotati di ganci per appendere le bici!

Oltre al riscontro tecnico, la partita alimentò le prime critiche a causa della notevole distanza tra i protagonisti in campo e gli spettatori in tribuna; il Palasport era pur sempre un velodromo al coperto. Gli abitué del Palalido, dove lo spettatore era praticamente incollato alle linee laterali del campo da gioco, non tolleravano l'impossibilità di apprezzare le prodezze stilistiche degli atleti, né tantomeno capire se ci fossero stati contatti o falli.  

Nonostante questo il Coni, dopo un primo bilancio non soddisfacente, decise di incentivare sport e spettacoli che portassero a un uso più intenso della struttura. Il primo passo fu quello di contattare il basket, ovvero Olimpia e Xerox.

Dopo le finali del Trofeo Lombardia 1977, il debutto del campionato di basket fu domenica 8 gennaio 1978 con il derby Cinzano-Xerox (105-95) davanti a quasi 10.000 spettatori, replicato la domenica successiva con Cinzano-Mobilgirgi Varese (100-101, dopo 1 t.s.) in cui le presenze salirono a 12.000: un grande successo. 

L’anno sportivo 1978-79 avrebbe dovuto sancire l’utilizzo costante del palazzo di S.Siro da parte del basket, ma indisponibilità varie ed altissimi costi per montaggio/smontaggio delle tribune supplementari, resero sporadica la presenza di Billy e della Xerox. Solo nel 1980-81 Giovanni Gabetti, nuovo proprietario Olimpia, dopo essersi reso disponibile invano ad adeguare al basket il Vigorelli, dovette adattarsi a scegliere il Palazzone per gli incontri di cartello. Con i buoni risultati della squadra e un richiamo sempre maggiore ai botteghini, sotto l’ampia copertura si svolsero sfide memorabili quali le semifinali contro la Squibb Cantù (stagione 1980-81) e la Serie Scudetto 1981-82 contro la Scavolini Pesaro con vittoria per un punto 73-72 in gara 2, con canestro finale e decisivo di Mike D’Antoni.

Il palazzone fu anche teatro dei primi due eventi che sancirono il legame indissolubile tra Milano e la NBA: il 5 settembre 1981, l'Olimpia Billy sfidò una rappresentativa All Star NBA con nientemeno che Julius Erving e Moses Malone, mentre a settembre 1984 fu la sede della tappa finale del 'Torneo Open', competizione pre-stagionale con la Simac Milano, la CiaoCrem Varese, la Granarolo Bologna e due formazioni NBA: i New Jersey Nets e i Phoenix Suns. Pochi giorni dopo si tenne l’ultimo grande concerto al Palazzo dello Sport, con gli indimenticabili Queen di Freddy Mercury (14-15 settembre).

La stagione 1984/85 non riuscì a concludersi al Palazzone; le ultime gare in ordine cronologico furono: il 2 gennaio 1985 ci fu l'inutile vittoria 100-81 contro Pesaro in Coppa Italia, la domenica successiva (il 5) la Simac affrontò e sconfisse la Stefanel Trieste, ultima partita di campionato disputata al Palazzone. Il 15 gennaio alle ore 20.20 ci fu Simac-Stade Francais, per la Coppa Korac (108-94); fu una gara a rischio, in quanto avversari e arbitri arrivarono con ben 30’ di ritardo per problemi di traffico dovuti alla neve che cadeva copiosamente da tre giorni. Fu effettivamente l’ultimissimo evento sportivo ufficiale della storia del Palazzone. Il giorno successivo 16 gennaio, mentre la Simac si allenava al Palalido, l’Inter (impossibilitata ad allenarsi ad Appiano Gentile) svolse una partitella di allenamento al Palazzone. Furono dunque i calciatori gli ultimi sportivi ad entrare sul quel parquet.

Nel frattempo la quantità di neve sul tetto e i tentativi di rimuoverla o scioglierla avevano portato il carico sulla struttura a livelli ingestibili. Alle 1.35 del 17 gennaio, la zona della struttura in acciaio dove erano ancorate le funi di sostegno collassò e una valanga di acqua si abbattè all’interno del palazzone. Fortunatamente non ci furono vittime. Fu stimato che al momento del disastro, nella zona centrale della copertura vi fosse un carico superiore a 500 kg/m2, mentre il progetto prevedeva 50 kg/m2 di peso proprio + 90 kg/m2 per la neve.

Il Coni del presidente Franco Carraro si preoccupò immediatamente di ricostruire la struttura e di accertare nel contempo le responsabilità. Le buone intenzioni naufragarono in preventivi, polemiche, riprogettazioni, modifiche di normative e scarichi di responsabilità; il cantiere rimase nel più totale abbandono per anni. Il Comune di Milano rientrò nella causa con l'obiettivo di riprendersi la competenza sul territorio in vista di futuri progetti edili, che però scaturirono solo nella costruzione del sottopasso di S.Siro in tempo per i Mondiali di Calcio del 1990 e in seguito nei lavori per la linea Lilla della Metropolitana. Il basket si spostò nel PalaTenda, poi al PalaTrussardi mentre nel frattempo la famiglia Cabassi concluse la costruzione del Forum di Assago.

Oggi dove sorgeva il Palazzone, le macerie e le recinzioni hanno lasciato il posto a un'area di verde pubblico; ma a fermarsi sull'angolo tra Via Tesio e Via Patroclo guardando lo stadio di San Siro sullo sfondo, in effetti si percepisce che qualcosa manca.  

 

L'instant-book realizzato da MuseodelBasket-Milano "Il Palasport di San Siro - l'incredibile vicenda di un impianto che Milano non ha più pensato di ricostruire", nella sua versione integrale con l'indagine completa, i dati tecnici e le foto d'archivio è a disposizione in formato .pdf per i soli soci di Basket Overtime su http://www.basketovertime.org/ o scrivendo a info@museodelbasket-milano.it

Il documentario 'PalaSportando #3-Il Palazzone di San Siro, Milano' realizzato dal giornalista forlivese Riccardo Girardi con la consulenza dello staff di MuseodelBasket-Milano.it è accessibile sul sito http://www.puntogira.it/palasportando-3-palazzone-san-siro-milano/

 

 

 

 

Un'immagine della sfida tra Billy Milano e Gabetti Cantù del 2 ottobre 1979 al palasport di S.Siro

Il Grande Basket al "Palazzone"

Non era un impianto disegnato per il basket, probabilmente gli standard delle arene più moderne lo avrebbero comunque soppiantato. Ma il Palazzo dello Sport di S. Siro ha visto e vissuto il basket più raffinato e indimenticabile.   . . L'esordio del basket al "Palazzone"" fu un'apparizione...  >>

Un'immagine della Coppa delle Coppe

La finale di Coppa delle Coppe al 'Palazzone'

Milano fu 'campo neutro' per una seconda finale di Coppa delle Coppe: il 19 marzo 1980 il 'Palazzone' di S. Siro ospitò la sfida tra Gabetti Cantù e Emerson Varese, . due società che negli anni '70 hanno rappresentato l'eccellenza del basket italiano in campo europeo. Varese, dopo aver vinto...  >>

Progetto preliminare della "cittadella dello sport" di San Siro del 1970. Il Palazzetto fu poi costruito in via Tesio un centinaio di metri più a nord

Interno del Palazzo dello Sport di S.Siro in fase di costruzione nel 1974. In evidenza le funi metalliche a sostegno del tetto; il cedimento di una zona di ancoraggio provocò il dissesto e l'invasione dell'acqua. Le funi comunque non si ruppero.

17 gennaio 1985 - immagine dell'interno del Palazzo dello Sport di S.Siro dopo il dissesto

Veduta di Via Tesio oggi: un'area verde dove sorgeva il Palazzo dello Sport