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Stanković Borislav

Stanković è stato uno dei più importanti personaggi del basket mondiale e unanimemente gli viene attribuito il merito di aver abbattuto la distinzione dilettanti/professionisti che creava l’abisso tra il basket americano e quello del resto del mondo.

Nato nel 1925 a Bihać (ora Bosnia-Herzegovina) con la famiglia si trasferì sin da bimbo a Novi Sad (Serbia) dove iniziò a giocare a basket. Nel 1945, ventenne, si trasferì a Belgrado per frequentare la locale Università laureandosi in medicina veterinaria e diventando anche un campione cestistico.

Come giocatore di basket, fu tesserato per il team Stella Rossa Beograd (1946–1948), Železničar Beograd (1948–1950), e Partizan Beograd (1950–1953) dove concluse la sua carriera da giocatore, vincendo anche titoli nazionali.  Notare che nel frattempo, aveva indossato la maglia della  Nazionale Yugoslava per 5 anni. Dopo essersi ritirato dall’attività agonistica, iniziò immediatamente la sua carriera da coach,  presso l’OKK Beograd dove rimase ininterrottamente sino al termine della stagione 1962-63.

Contemporaneamente, dal 1956 era stato assunto dall’autorità sanitaria  quale veterinario per il controllo delle carni bovine; incarico che tenne per 10 anni sino al suo trasferimento in Italia.

Nel 1963, Stanković venne ingaggiato dalla Federazione come Direttore Tecnico e allenatore (era in panchina quando l’Italia superò il 1 febbraio 1965 la Yugoslavia al Palalido di Milano), per poi tornare a settembre 1965 a dirigere la OKK per disputare le eliminatorie per la Coppa Intercontinentale 1965/66. In quell’anno si era parlato di un suo trasferimento alla Ignis Varese, mai formalizzato. Sempre nel 1965 insieme a al coach Paratore aveva guidato la rappresentativa “Resto d’Europa” al torneo di Cracovia, nel cui organico figuravano gli italiani Cescutti, Bufalini e Villetti.

A inizio 1966 le voci di un suo approdo su una panchina italiana si fecero sempre più insistenti e già a fine mese la stampa indicava Cantù come sua prossima meta. Ed infatti il successivo 1 febbraio 1966 Stanković firmava a Milano, presso la sede della Fonti Levissima, il contratto di assunzione ma avrebbe atteso la conclusione della stagione per andare a sedere ufficialmente in panchina. Stanković svecchiò la squadra, impostò il gioco sfruttando il famoso “muro” ed al secondo anno di permanenza portò a Cantù il suo primo scudetto (1967-68).  

All’inizio della stagione successiva (1968-69), dopo un faticosa tiramolla, Stanković accettava di rimanere a Cantù per guidare la squadra in Coppa dei Campioni,  precisando che avrebbe comunque lasciato al termine della annata in quanto si era già impegnato ad assumere l’incarico di direttore tecnico della federazione jugoslava. Tornato in patria Stanković passò rapidamente da incarichi tecnici a quelli manageriali, assumendo compiti sempre più rilevanti anche all’interno della FIBA. Nel 1976 fu proclamato segretario generale proprio di questa organizzazione, trasferendosi a Ginevra, e tenendo la carica sino al 2002 quando decise di lasciare per il meritato riposo.

Stanković ricordava con orgoglio, poco prima del suo ritiro, a Vanetti del Corsera che lo aveva intervistato: 

"Meglio lo Stanković allenatore o lo Stanković dirigente? Il dirigente. Poi lo diranno gli altri, e la storia, se sono stato un buon dirigente. Io ricordo che la FIBA possedeva solo una stanza e il sottoscritto appiccicava perfino i francobolli sulle buste: Oggi la Federazione è un’azienda con svariati dipendenti, senza dimenticare la crescita dei Paesi affiliati, che hanno ormai superato quota 200. Il mio orgoglio è il fatto che, basandomi sul concetto che non esistono dilettanti e professionisti, ho abbattuto nel basket una specie di Muro di Berlino. Che cosa non rifarei? Per 40 anni ho lavorato per i club e poi altri si sono fatti belli con i miei sforzi., ma questo è il mondo.  Oltre a quello che ho già detto, mi prendo il merito di aver spiegato che le nazionali sono trainanti – e il Dream Team U.S.A del 1992 è stato il manifesto di quello che dico – e di aver fatto crescere il basket a un punto tale che ritenerlo uno sport che conta di meno del calcio è una pura bestialità, pur non mettendomi in concorrenza con il pallone".

IMMAGINI ALLEGATE

Borislav Stanković nella stagione 1967/68

Borislav Stanković

La formazione dell’Oransoda Cantù Campione d’Italia 1967/68: Bob Burgess, Cossettini, Carlos D'Aquila, Alberto De Simone, Antonio Frigerio, Marino, Alberto Merlati, Munafò, Carlo Recalcati, Rossi, Tirabosco. Allenatore: Borislav Stankovic.