In questa sezione puoi trovare la storia della pallacanestro e delle nazionali italiane, oltre a testimonianze e aneddoti di ex giocatori, addetti ai lavori e appassionati.

Testimonianze


Grande lezione di basket di Sergio Tavčar

In occasione di un incontro avvenuto il 5 ottobre tra Art Kenney e il noto giornalista di basket Sergio Tavčar, anche alla presenza dei rappresentanti del nostro "museo virtuale", si è parlato ovviamente di pallacanestro, e l'occasione è stata propizia per ricordare un episodio di circa 50 anni fa. Riportiamo un estratto di quanto scrisse Tavčar sull'argomento, su sua specifica autorizzazione, come testimonianza dei suoi ricordi per i nostri lettori.

Sarà stato il '71 o il '72 quando a Trieste d'estate organizzarono uno di quei bellissimi tornei estivi che si giocavano all'aperto. Interessante che fu posto un parquet sul campo di allenamento dello stadio Grezar, lo stesso posto, guarda caso, che anni dopo fu scavato per costruirvi sopra l'attuale Palatrieste. Al torneo parteciparono quattro squadre: tre molto forti del campionato italiano (mi ricordo solo di una, la Mobilquattro di Milano, perchè vi giocava quel mostro di tecnica e bravura che era Chuck Jura) e l'allora Lloyd Adriatico di Trieste, cioè la Ginnastica Triestina, visto che non si parlava ancora di Pallacanestro Trieste che fu fondata solo tempo dopo quando vi fu la rivoluzione di Coccia che instaurò le attuali A-1 e A-2. La Ginnastica giocava in Serie B e per renderla competitiva giunsero per ovvia intercessione di Cesare Rubini a rinforzarla due giocatori del Simmenthal, e cioè il mitico rosso Art Kenney e, appunto, Pino Brumatti, ed in più in veste di ospite arrivò dalla Lokomotiva Zagabria nientemeno che ''Sveti Nikola'' Plećaš. I tre assieme agli indigeni Cepar e Pozzecco (senior, ovviamente) giocarono praticamente 40 minuti su 40 sia in semifinale che in finale. Il torneo lo vinse, lo avete indovinato, il Lloyd Adriatico. Ed anche nettamente. Successe infatti che gli squadroni fossero ovviamente imbastiti per la preparazione estiva appena iniziata e che l'armata Brancaleone triestina si esaltasse nel gioco libero dando l'impressione di divertirsi un mondo. Nella succitata intervista chiesi appunto a Brumatti dei ricordi di quel torneo e mi confermò di ricordarlo con grande piacere ancora dopo tanti anni proprio perchè si divertì come un bambino. Io, che avevo appena intrapreso la mia carriera di coach (ed anche quella di telecronista, se è per quello), strabuzzai gli occhi quando mi resi conto che tutto quello che mi avevano detto nei corsi sull'amalgama, sugli schemi, sulla disciplina di squadra, fosse in effetti un'accozzaglia di luoghi comuni, per non dire puttanate tout court. Brumatti mi confermò che lui Plećaš lo conosceva solo per averci giocato contro qualche volta e che al torneo si erano visti per la prima volta in riscaldamento, ma ciò nonostante i due ebbero sin dalla prima palla un affiatamento incredibile: sin dall'inizio cominciarono a passarsi la palla praticamente ad occhi chiusi (assieme a Kenney, non va dimenticato, giocatore straordinario) trovandosi sempre in ogni zona del campo. Quando uno andava in penetrazione, l'altro era sempre al punto giusto per lo scarico. Inutile dire la sorte dei tiri che ne derivavano. Insomma un piacere quasi fisico nel vederli giocare assieme, ripeto, senza alcuno schema, senza alcun allenamento comune, l'unica cosa in comune era che tutti erano giocatori di basket, giocatori come li intendo io, gente cioè che sapeva e conosceva quello che doveva fare in campo in ogni momento senza che nessuno dovesse suggerirglielo, compresi i due triestini che infatti lasciavano giocare i tre forti per piazzarsi in posizione di tiro con la palla che li raggiungeva al momento giusto per indisturbate conclusioni.

Quel torneo lo ricordo ancora adesso perchè mi ricordo che tornando a casa mi dissi: ''Sergio, a questo punto tutto quello che ti raccontano ai corsi prendilo come una fiaba, comincia a ragionare con la tua testa e tenta come prima cosa di capire quale sia stata la ragione per la quale due giocatori che mai prima avevano giocato assieme abbiano potuto di colpo trovarsi così ad occhi chiusi. Se e quando avrai capito il perchè avrai capito molto, se non quasi tutto, dell'essenza del basket''.

Conclusione: devo a Pino Brumatti e Nikola Plećaš praticamente tutta la mia concezione del basket e la mia filosofia del gioco. Giusta o sbagliata che sia, essa sarà sempre indissolubilmente legata a questi due nomi.