In questa sezione puoi trovare la storia della pallacanestro e delle nazionali italiane, oltre a testimonianze e aneddoti di ex giocatori, addetti ai lavori e appassionati.

Testimonianze


La storia dell’ingaggio e del reingaggio di Mike D’Antoni

Antefatti all'ingaggio. Nella stagione agonistica 1976-77 la F.I.P. aveva concesso di tesserare anche un giocatore oriundo (proveniente da federazione straniera ma con cittadinanza italiana) oltre alla conferma di un solo giocatore straniero per il campionato. Ben prima della fine del  campionato la Lega aveva chiesto di concedere l’ingaggio di due stranieri, eliminando la distinzione oriundi/stranieri, ma la FIP nicchiava ed anzi manifestava un orientamento contrario.

All'Olimpia Bogoncelli era il proprietario presidente, Cesare Rubini il general manager, Andolfo Basilio il direttore amministrativo, e Pippo Faina l'allenatore, allorchè nel febbraio 1977 Rubini diede le dimissioni per diventare dirigente federale.  L’Olimpia dirottò Tony Cappellari dal ruolo di vice allenatore a direttore operativo, per promuoverlo dopo qualche tempo general manager.

L’Olimpia, che disponeva di ben tre giocatori di scuola nordamericana: Hansen (danese/canadese), Menatti  (oriundo USA) e Silvester (U.S.A., ma tesserato come italiano) vinse il campionato di A2 e fu ammessa alle qualificazioni poule scudetto nelle quali si classificò quinta. Il coach Faina aveva già segnalato durante il campionato la carenza di un valido playmaker chiedendo di colmare la lacuna. 

Pertanto Bogoncelli, ancora prima della fine del campionato, chiese consiglio a Jim McGregor (celebre allenatore USA) per individuare un play “oriundo” (ricordiamo che in quel momento erano consentiti uno straniero più un oriundo ndr). Jim gli propose un ex pro NBA con i Kings, pro ABA con gli Spirits of St. Luis e recentemente tagliato dai San Antonio Spurs, di nome Mike D’Antoni. Notare che D’Antoni era stato contattato qualche mese prima dalla Virtus Bologna, ma i contatti si erano esauriti quasi immediatamente.

Bogoncelli gli spedì un biglietto aereo prepagato e Mike sbarcò a Malpensa il 21 aprile, pochi giorni prima dalla fine del campionato 1976-77. Per testarlo furono organizzati allenamenti/amichevoli contro Pinti Inox, Xerox e Pregassona (Lugano). Faina rimase molto soddisfatto e ne sollecitò l’ingaggio. Proprio in occasione dell’allenamento con il Pregassona, Bogoncelli si presentò al Palalido per rendersi conto di persona del valore del giocatore e prima che terminasse la partita se ne andò pregando Basilio di accompagnare D’Antoni a casa sua per cenare assieme.

Ecco quanto Basilio ha raccontato a noi del Museo del Basket:

“Bogoncelli, da gran signore invitava spesso a pranzo o a cena i suoi ospiti presso ristoranti rinomati ma era rarissimo che li invitasse a casa sua. Questo mi aveva dato immediatamente la certezza che Bogoncelli si fosse “innamorato” di D'Antoni. Finito l’allenamento, informai Faina ed accompagnai Mike a casa Bogoncelli dove fui invitato anch’io a rimanere a cena. Al termine, dopo le frasi di circostanza in inglese perché Mike non conosceva l’italiano, il presidente chiamò al telefono Mc Gregor, in presenza nostra, e parlarono in italiano. Bogoncelli andò al sodo ed informò il coach USA dell’intenzione di ingaggiare Mike. McGregor ne fu soddisfatto dicendo “te l’avevo detto che è un super giocatore”. Dopodiché Bogoncelli chiese a Jim se Mike si sarebbe accontentato di 20.000 dollari annui (al tempo circa 23 milioni di lire). McGregor aveva subito affermato che per quell’importo Mike non avrebbe accettato e rilanciò a 50.000 dollari (circa 57 milioni di lire). La trattativa tra Bogoncelli e McGregor andò avanti per un bel po’ con D’Antoni che non capiva ma intuiva che stavano parlando del suo ingaggio. Alla fine le parti si accordarono, mi sembra di ricordare, per 35.000 dollari (circa 40 milioni di lire). D’Antoni, a sua volta consultatosi con McGregor, accettò la proposta. Notare che proprio in quei giorni i giornali informarono che Jura aveva firmato il rinnovo del contratto per 80 milioni e Meneghin per 50 milioni!  Bogoncelli, anche in quella occasione, si dimostrò un grande uomo di affari.”

Per la cronaca, solo a metà giugno 1977 la FIP accolse la richiesta della Lega e approvò (in via sperimentale) il tesseramento di due giocatori stranieri per squadra, eliminando la figura degli “oriundi”. Bogoncelli - pressato da esigenze di bilancio - il 7 luglio cedeva al Torino Brumatti e Benatti. Per la stagione 1977-78 l’Olimpia confermò Silvester ed Hansen mentre Charles Menatti fu lasciato libero in quanto D’Antoni fu tesserato come secondo straniero.

Antefatti al reingaggio. La stagione 1977-78 fu una delusione perché l’Olimpia Cinzano si classificò ottava. A tarda primavera 1978 Bogoncelli decise di cambiare l’allenatore: personalmente prese contatto con McGregor, Basilio fu incaricato di sondare Gamba Bianchini, mentre Cappellari ebbe il compito di sentire Peterson. Alla fine delle consultazioni, Bogoncelli scelse Peterson, si privò di Paolo Bianchi e di Vecchiato per esigenze di bilancio, ed ingaggiò Kupec in sostituzione di Hansen, confermando gli altri due americani  D’Antoni (straniero) e Silvester (italiano). Nel frattempo la Cinzano non aveva rinnovato l’abbinamento e fu trovata in extremis la sponsorizzazione con la Fonte Levissima, tramite il marchio Billy. Con il nuovo allenatore e giocatori che si erano meglio amalgamati, la stagione 1978-79 fu esaltante perché l’Olimpia Billy arrivò a disputare le finali scudetto soccombendo alla Sinudyne Virtus Bologna. 

L’Olimpia il 31 maggio 1979 annunciava il rinnovo contrattuale a Kupec, Cappellari a Peterson (contratto quinquennale!), il 5 giugno riceveva in prestito gratuito Bonamico dalla Virtus Bologna, il successivo 20 veniva ingaggiato Phil Melillo (un play “oriundo” ma già tesserato a Roma come “straniero”). In quei giorni Bogoncelli  concedeva un’ intervista al Corsera dove si mostrava convinto che Menatti (ancora a libro paga)  e tutti gli altri “oriundi”, incluso Melillo, sarebbero stati riconosciuti dalla FIP come “italiani”. La FIP invece rifiutò il tesseramento degli “oriundi” come “italiani” e confermò la possibilità di tesserare due stranieri per ogni team, per cui sia Menatti che Melillo (sponsorizzati da “ Bogo”)  citarono la FIP davanti al giudice civile, con l’intento di obbligare la federazione a tesserarli come “Italiani”.  

Continua il racconto di Basilio:

“Mike era tornato negli Usa per ritentare nei “pro” ma, una volta scartato, aveva chiamato per sapere se l’Olimpia lo riconfermava. Nel frattempo l’Olimpia aveva ingaggiato Phil Melillo, un play oriundo, per sostituirlo se non fosse tornato o eventualmente affiancarlo come “italiano”. La FIP bocciò quest’ultima possibilità, per cui avevamo un solo posto libero quale straniero da assegnare tra Melillo, Menatti e D’Antoni (l’altro era necessariamente Kupec). Per il ruolo di playmaker, Peterson preferiva Mike. Bogoncelli temporeggiava perché aspettava la decisione del pretore a cui Menatti e Melillo si erano nel frattempo appellati. Il giudice diede ragione alla FIP.  Eravamo in precampionato inoltrato, Peterson friggeva, Mike ci chiamava spesso ma il Presidente non si decideva al rinnovo ed anzi, in confidenza, mi spiegò che riteneva che l’ingaggio di D’Antoni avrebbe irrimediabilmente compromesso il bilancio già gravato dagli stipendi di Kupec, Silvester, Melillo e Menatti.

Non essendone convinto, mi chiusi in ufficio per un giorno intero per redigere un dettagliato bilancio economico preventivo. Portai i dati all’attenzione di Bogoncelli che si convinse che poteva permettersi anche Mike e diede l’assenso per il suo  reingaggio. Fu trovato rapidamente un accordo con Mike e la sera di venerdì 28 settembre fu dato l’annuncio ufficiale in modo alquanto singolare.

Stavamo disputando l’ultima giornata del Trofeo Lombardia al Palalido, dove avevamo schierato Melillo, e durante un time-out lo speaker annunciò il ritorno a Milano di Mike per lunedi 1° Ottobre. Dalle tribune si alzò un boato.

Fu un’operazione condotta proprio sul filo di lana perché il campionato iniziò domenica 7 ottobre, con Mike subito nel quintetto base. I poveri Melillo e Menatti non vestirono più la maglia dell' Olimpia. Mike D’Antoni, più volte, ha ricordato che 'io sono arrivato all’Olimpia Milano la prima volta per merito di Faina e la seconda volta grazie a Basilio'. Ecco, questo riconoscimento è una delle mie più grandi soddisfazioni professionali.”

Bradley e Basilio Andolfo

Kenney e Basilio nel 1979

Silvester e D'Antoni

Basilio Andolfo oggi