In questa sezione puoi trovare la storia della pallacanestro e delle nazionali italiane, oltre a testimonianze e aneddoti di ex giocatori, addetti ai lavori e appassionati.

Testimonianze


Quando mi convocò il Simmenthal e mi trovai a giocare a Cantù

Racconto di Bob Lienhard, giocatore del Cantù dal 1970 al 1978.

Nell’aprile del 1970 Gamba e Rubini, sulla base di mie ottime referenze nel campionato universitario americano, mi contattarono e mi proposero di fare un provino qui a Milano. Rimasi in città una settimana, ero convinto di essere andato bene, ma invece scelsero Kenney perché preferirono un pivot con le sue caratteristiche: secondo loro io non ero abbastanza veloce per il pressing tipico del Simmenthal.

Fortunatamente il presidente del Cantù, Aldo Allievi, mi vide giocare durante un'amichevole che (con me nelle file del Simmenthal) disputammo a Cantù verso la fine di quei famosi dieci giorni e mi propose un contratto.

Anni dopo scoprii che in realtà la partita con Cantù era stata specificatamente concordata dal duo Rubini-Gamba che avevano contattato l’allenatore Taurisano dicendo: “E' arrivato qui dagli USA un ottimo pivot, ma non è il tipo di giocatore che necessitiamo. Se vi può interessare e volete vederlo in azione, organizziamo al volo una amichevole”.

Ricordo che il 13 agosto 1970 arrivai a Cantù anche se il ritiro iniziava il 1° settembre ma la società, intelligentemente, volle che io avessi due settimane di tempo per agevolare il mio ambientamento, visto che io sono di New York e dovevo adattarmi a vivere in una piccola città italiana. In realtà mi ambientai rapidamente: l’unica difficoltà trovata è che nessuno parlava inglese.

Dicevo che la mia fortuna fu di essere ingaggiato dal Cantù. Perché? Ho sposato una italiana, ho ottenuto la cittadinanza italiana dal 1978, ho giocato (e vinto) in un ambiente magnifico e vivo felicemente in Brianza da 45 anni.

Il ricordo di  Giorgio Papetti, allora giocatore Simmenthal:  “Lo ricordo durante i giorni del provino. Era un ragazzo semplice, onesto e franco, che si cambiava vicino a me nello spogliatoio e con cui scambiavamo qualche parola. Portava degli stivaletti enormi, era accompagnato dal suo procuratore e aveva con sé il filmato (visionato in sede, in seduta plenaria, alla presenza di Rubini) di una sua gara contro Dan Issel, che all’epoca era un top player e dove il buon Bob non sfigurava affatto.”

Racconto inviato e quindi riservato per il Museodelbasket-milano.it.

Bob Lienhard