Racconti


Il "Mobilquattro Club" - Settima puntata (Mache*****cifà la Cinzano in serie A)

Continua il racconto di Mario Vignati, con la collaborazione di Lilù Battaini, Raffaella Ranieri e Roberto Rambaldi.

Settima puntata (1975-76: mache*****cifà la Cinzano in serie A)​

La stagione 1975/76 fu caratterizzata dal sorpasso sull’Olimpia. Guerrieri proseguì lo sviluppo del motore giallorosso con l'arrivo del desiano Antonio “Toni” Farina da Cantù, un tiratore inesorabile dalla lunga (l’arco da 3 c'era solo in A.B.A.). Per il resto conferma dell’impianto italico, degli esplosivi Gergati-Rodà e all’umile, ma sempre più prezioso, Giorgio Papetti al suo quinto anno giallorosso (ne seguirà poi un sesto in maglia Xerox, nonché il rientro nella sfortunata annata 1979-80 con Amaro 18).

Papetti giocatore a cui i supporter giallorossi si erano affezionati, un pò come qualche anno dopo i cugini faranno con Vittorio Gallinari: uomini intelligenti che danno tutto senza essere numeri uno ma che vanno ricordati al pari degli assi, e il cui esempio dovrebbe essere sempre ricordato dagli allenatori in quanto l’assenza di questo tipo di giocatori rende le squadre più vulnerabili, sia mentalmente sia psicologicamente. 

Pronti, via, subito squilli di tromba e vittoria in precampionato nel classico Trofeo Lombardia: Varese, Cantù e l'Olimpia Cinzano, quest’ultima abbandonata dal precedente sponsor Innocenti, tracollato dalla crisi del settore automobilistico.

L’Olimpia, ridotta in economia, si svecchiò pesantemente lasciando accanto alla bandiera Pino Brumatti (un avversario da amare), Paolo Bianchi, il cavallo di ritorno Austin Red Robbins (già straniero di coppa del Simmenthal nove anni prima), il solido Toio Ferracini e una pattuglia di giovani juniores, capeggiati dai nostri ex Benatti e Borlenghi, in cui facevano la loro comparsa Toni Francescatto, i fratelli Boselli, Paolo Friz e Maurizio Borghese. 

Tornando a noi, purtroppo l'opening in Serie A1 è atroce: pur segnando 208 punti nelle prime due gare del torneo (di cui 92 il solo Jura), incassammo due chiare sconfitte una esterna a Torino e una interna da Rieti, nonostante i 52 punti del Chuck; proprio in quell’occasione vi fu la rivelazione di Domenico Zampolini, junior di qualità che l’eccellente coach Elio Pentassuglia lanciò in quintetto senza timori, ma soprattutto i 42 punti impiombatici da Bob Lauriski, che due anni dopo avrebbe indossato la maglia Xerox segnando canestri storici in faccia all’Olimpia. 

Seguì altra nefasta trasferta a Cantù, con qualche meccanismo difensivo da rivedere: beccare 107 punti a gara non è buon segno.  

Dido ci sa fare: lavora in allenamento, meno zone press, più difesa individuale e arrivano, puntuali, le vittorie: Virtus (Peterson ancora sculacciato) e Olimpia (ancora ai supplementari, c'è più gusto) e la classifica si raddrizza, la “regular season” finisce con un buon sesto posto con la qualificazione per la poule scudetto dove finiamo settimi. Inoltre disputiamo anche una discreta Coppa Korac dove finiamo buttati fuori ai quarti dalla Jugoplastika di Jerkov (che già tre anni prima in semifinale di Coppa Coppe ci aveva purgato). 

Jura capocannoniere con 33,2 punti a gara su 33 partite. 

Intanto la Cinzano finiva mestamente ultima in regular season dopo aver perso con noi ancora due derby in cui riecheggiò beffardo il nostro coro “Mache*****cifà la Cinzano in serie A!”, non riuscì, nella poule di riqualificazione, ad afferrare i primi due posti, che le avrebbero consentito di rimanere in A1, retrocedendo per la prima volta in un campionato inferiore.  

Milano siamo noi, Olimpia in A2, coach Guerrieri dove nessun altro allenatore dell'Altra Milano era riuscito!!!!

Ma anche per noi del Mobilquattro club era arrivato il tempo di rinnovamento: ormai quasi tutti alla fine del proprio ciclo di studi, con esperienze di lavoro imminenti e nuovi personaggi ad affollare il Palalido, in buon ordine sciogliemmo il nostro club: oltre all’ormai consolidato abbonamento annuale per le gare interne (che onorammo sino alla stagione 1979/80, anno della retrocessione in maglia Amaro 18), avemmo ancora occasioni per andare con la giardinetta del Bongi a vedere i ragazzi in trasferta a Varese e a Bologna, ma era tempo di sviluppo.

Quell’estate arrivò dagli Stati Uniti lo sponsor Rank Xerox: soldi a gogò, ma anche il cambio dei colori sociali: da giallo rosso a biancazzurro. Ripiegate le nostre bandiere antiche, entrammo anche noi nella dimensione del tifo “de luxe" ma questa fase, che fu anch’essa ricca di gioie e soddisfazioni, è una storia che molti altri hanno già raccontato, anche meglio di me, anche perché più giovani l’hanno vissuta visceralmente come avevamo sin lì vissuto i nostri primi vent'anni della vita e rappresentata meglio.  

E l’occasione che i nostri giallorossi ci offrivano per vedere dal vivo assi che calcarono i parquet italiani in quel periodo fu impagabile: pur a fine carriera, vidi Calebotta, Tonino Zorzi e Tonino Frigerio; poi i campioni degli anni 60: Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Remo Maggetti, Giovanni Gavagnin, Ottorino Flaborea, Paolo Vittori, Nane Vianello, Massimo Masini, Alberto De Simone, Antonio Errico, Alberto Merlati, Tonino Costanzo, Sauro Bufalini, Sandro Spinetti, Dado Lombardi, Gianfranco  Sardagna, Augusto Giomo, Ettore Zuccheri, Giangi Jessi, Gianni Cedolini, Adolfo Marisi, Paolo Bergonzoni, Carlos D’Aquila, Carlos Ferello. 

E dei fuoriclasse anni 70? Dino Meneghin, Charly Recalcati, Claudio Malagoli, Dodo Rusconi, Giorgio Giomo, Giulio Melilla, Paolo Gurini, Giulio Jellini, Charly Caglieris, Ciccio Della Fiori, Pierluigi Marzorati, Meo Sacchetti, i fratelli Savio, Paolo Bianchi, Renzo Vecchiato, Mauro Cerioni, Giorgio Cattini, Franco Kunderfranco, Roberto Quercia, Manfredo Fucile, Massimo Antonelli, Stefano Gorghetto, Waldi Medeot, Lorenzo Carraro, Carlo Spillare, Amos Benevelli, Ivan Bisson, Toio Ferracini, Domenico Zampolini, Marco Bonamico, Dante Anconetani e chissà quanti ne dimentico. 

E se penso che abbiamo visto giocare fra gli stranieri gente come Toby Kimball, Doug Moe, John Fultz, Jim Tillman, Art Kenney, Manuel Raga, Rudy Bennett, Terry Benton, Elnardo Webster, Terry Driscoll, Jim Williams, Bill Allen, Wilbur Kirkland, Carl Johnson, Petar Skansi, Greg Howard, Bob Lienhard, Bob Morse, Mike Sylvester, Don Holcomb, David Sorenson, Kim Hughes, Bob Laurisky, John Sutter, Charly Yelverton, Fessor Leonard, Tom Mc Millen, Gary Schull, Steve Hawes, Jim Mc Daniels, il  brasiliano Ubiratan, il sovietico Alexander Belov, i cecoslovacchi Brabenec e Jiri Pospisil, gli spagnoli Buscatò e Santillana, gli slavi Radivoje Korac, Nemanja Djuric, Trajko Rajkovic, Zoran Slavnic, Drazen Dalipagic, Damir Solman, Rato e Lovro  Tvrdic, Zeljko Jerkov, Dragan Kicanovic. 

E sotto il naso abbiamo visto sedere in panchina numi del basket come Rubini, Nikolic, Taurisano, Gamba, Peterson, Zorzi, Nico Messina, Lajos Toth, Elio Pentassuglia, Ezio Cardaioli, Jim Mc Gregor…. 

I dimenticati, e temo ve ne siano a josa, ci perdonino, perché questa nota di cuore è veramente tale e alle volte  può succedere che davvero non ci sia stata abbastanza "ram" nei nostri racconti, per descrivere l’empireo in parata che in quegli anni, a volte inconsapevolmente, ci si presentava dalle gradinate del vecchio Palalido. I nomi di chi urlava “O-o-onestà – onestà – vincerà” o di “Alèmobilquattro!!!” li ho conosciuti e convissuti attraverso emozioni, esperienze, gioie, attese e delusioni qui descritte e non negoziabili all’interno di quella magica sfera che era, anzi è, il mondo della palla a spicchi, il nostro mondo!     

Milano, dicembre 2015   

Racconto inviato e quindi riservato per il Museodelbasket-milano.it.

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