In questa sezione del museo puoi ripercorrere alcune tappe della storia del basket milanese dalle origini.

Storia milanese


Coppa Italia: il ritorno alle Final Four

Gli anni '90 rappresentarono per la Coppa Italia un...ritorno al passato. Pur restando una competizione riservata alle sole formazioni di A1 e A2, si tornò a decidere l'assegnazione del titolo con le Final Four in campo neutro, sebbene poi questo concetto fu applicato solo nelle edizioni del 1990, 1992 e 1993 ospitate al PalaFiera di Forlì. Le altre si disputarono a Bologna al PalaDozza o nell'impianto di Casalecchio di Reno, con l'eccezione del 1996 che si giocò al Forum di Assago e dove l'Olimpia Milano...vinse.

La formula scelta fu la composizione di un tabellone tipo tennistico con turni a eliminazione diretta con doppio confronto sino all'atto finale. Solo nel 1990 fu disputato un turno a 'otto gironi', le cui vincenti hanno avuto diritto d'accesso ai quarti di finale. Per la Philips Milano, campione d'Italia in carica, il girone si rivelò un'arma a doppio taglio: vinti agevolmente i confronti con Sassari e Montecatini, l'Olimpia senza più Premier ma con Antonello Riva arrivò imbattuta fino all'ultima giornata quando però l'Ipifim Torino (che era in A2...solo per sbaglio sotto la guida di Dido Guerrieri) le inflisse una severissima lezione di gioco: 130-108. Milano, con l'attenuante di un calendario particolarmente intenso e irto di ostacoli e dell'immediata perdita per infortunio di Iavaroni, subì il ritmo pazzesco e le percentuali dei torinesi che all'intervallo avevano già messo a segno 71 punti (a 56). Con tre uomini vicino ai 30 punti (Dawkins 30, Morandotti 29 e Kopicki 25 e i molteplici assist di Della Valle) Torino deliziò i seimila sostenitori increduli e si guadagnò i quarti persi poi con la Ranger Varese. Per Milano salvarono l'onore solo McAdoo (33), Riva (21) e Montecchi 19. I detentori della Coppa, la Knorr Bologna di Richardson, si confermò alle Final Four di Forlì sconfiggendo 94-83 Il Messaggero Roma di Danny Ferry, Brian Shaw e gli ex-milanesi Premier e Bargna.

Milano si rivoluzionò nella stagione successiva con D'Antoni in panchina e la triade Riva-Pittis-Vincent sugli esterni tentando la risalita ai vertici nazionali. La Coppa fu una buona cartina di tornasole: sedicesimi con KO all'esordio a Livorno (99-97) rimediato con gli interessi al ritorno (99-80), ottavi con doppia vittoria su Udine (98-83 e 79-74) per preprarsi allo scontro con la Clear Cantù. La gara d'andata fu giocata a Milano perchè i brianzoli erano testa di serie nr. 3; fu il momento chiave della serie perchè Milano accumulò un buon margine (96-84) che poi riuscì a difendere a Cantù perdendo solo di tre lunghezze (85-88). Alle Final Four di Forlì del 20 e 21 febbraio, Milano si presentò come netta favorita. Il pronostico sembrò confermarsi dopo la semifinale vinta 81-67 contro la Sidis Reggio Emilia, con Vincent e Antonello Riva che confermarono la loro leadership nella classifica marcatori della manifestazione; nell'altra sfisa, la Glaxo Verona, unica rappresentante della A2, ebbe la meglio sulla Libertas Livorno. Nella finale tutte queste certezze si sbriciolarono presto: la Glaxo di coach Bucci partì con gran piglio, rispondendo con Moretti e Morandotti alle soluzioni di Riva e Vincent. Sotto di 6 all'intervallo, Milano si complicò con i problemi di falli dell'unico pivot Cozell McQueen e inizò a sparare a salve dal perimetro (8/28 da tre); il gioco interno della Glaxo funzionò alla perfezione con l'ex-Schoene che chiuse con 23 punti e 11 rimbalzi, spalleggiato da Kempton (20) e Dalla Vecchia. La Glaxo vinse in trionfo 97-85, assicurandosi un titolo storico e mai più bissato da una formazione non di A1.

Milano, sconfitta anche nella finale scudetto, cambiò ancora assetto firmando Dawkins e Rogers. L'obiettivo Final Four si fermò ai quarti di finale; eliminata Ferrara (96-82 e 109-74) nei sedicesimi e Reggio Emilia (104-84 e 112-85) nei quarti, la Philips si giocò alla pari la sfida con la Scavolini Pesaro di Daye e Magnifico. All'andata fu addirittura espugnato il campo di Pesaro (80-84), ma nel ritorno la Scavolini riuscì a ribaltare di un solo punto (80-85) e d'abbrivio vinse anche la Coppa battendo la Virtus Bologna e Treviso.  

Seguirono due edizioni avare di soddisfazioni in cui l'Olimpia non giunse nemmeno ...al mese di ottobre: nel 1993, superato il turno non impossibile contro la Panna Firenze (77-92 in trasferta e 99-85 in casa), la Philips inciampò fragorosamente nella gara d'andata in casa negli ottavi di finale. La Ticino Siena della 'bestia nera' Darren Daye e di Lampley vinse 94-78 a Milano (15 punti del milanese Valentino Battisti) e riuscì a contenere il tentativo di rimonta della squadra di D'Antoni (75-84 a Siena); l'Olimpia con Djordjevic e Antonio Davis, pochi giorni dopo le Final Four di Forlì vinte da Treviso, si consolò strappando la Coppa Korac nel doppio confronto con il Messaggero Roma. L'anno successivo ci fu un'altra eliminazione settembrina negli ottavi di finale, questa volta per mano dell'ormai consolidata Glaxo Verona. Nel primo turno l'Olimpia Recoaro vinse entrambe le sfide con Sassari (78-95 e 99-82) e riuscì a uscire indenne dal campo di Verona con un clamoroso pareggio 80-80 (ammesso dalla formula). Gli scaligeri di Henry Williams tuttavia cambiarono marcia nella gara di ritorno, espugnando il Forum con un eloquente 72-88. La formazione di coach Marcelletti ebbe poi il merito di eliminare anche Pesaro e Virtus Bologna, cedendo in finale al bis della Benetton Treviso. 

Con l'avvento a Milano del blocco della Stefanel Trieste, anche i risultati in Coppa Italia tornarono a lievitare. Per quattro anni consecutivi Milano centrò le Final Four collezionando tre terzi posti e la vittoria del 1996. 

Nell'edizione del 1995, Milano si tolse la soddisfazione di eliminare Verona nei quarti di finale, difendendo allo stremo i dodici punti di vantaggio accumulati nella partita di andata (87-75) perdendo in casa della Birex solo per 82-73. In precedenza la Stefanel si era liberata di Arese nel derby del primo turno e del Messaggero Roma mettendo fieno in cascina in trasferta (90-90) e dilagando nel ritorno (79-63). Le Final Four (nella nuova sede di Casalecchio di Reno, ma senza la 'Virtus', padrona di casa) si disputarono nel weekend del 2-3 marzo. Secondo il tabellone, l'Olimpia fu abbinata alla strafavortia Benetton Treviso, mentre nell'altra semifinale si contesero il posto Pesaro e la Illy Trieste, con la nuova gestione Illy dopo l'esodo verso Milano di Stefanel. La Benetton di D'Antoni mise sotto scacco Milano (89-82) con l'MVP Orlando Woolridge (25 punti) e Rusconi tanto da alimentare le critiche contro la gestione Tanjevic. Milano si accontentò dell'ipotetico 'bronzo' ai danni della Scavolini con un secco 101-81 (Bodiroga 33 punti).

Nel 1996, la vittoria della Stefanel Milano nelle finali di Assago fu il punto di volta della stagione che culminò con lo Scudetto. Bersagliata dalle critiche della stampa e dopo l'uscita prematura dalla Korac, la squadra di Tanjevic si scoprì compatta e vincente con la prestazione monstre di Rolando Blackman e trovò la fiducia necessaria per finire in trionfo l'annata. L'epopea di Milano nella coppa del 1996 è raccontata nella scheda :  http://www.museodelbasket-milano.it/leggi.php?s=&idcontenuti=563

Con scudetto e logo della Coppa Italia sulle divise, la Stefanel fu esonerata dal primo turno nell'edizione del 1997. L'ingresso in competizione fu un campanello d'allarme perchè la sconfitta di Rimini (74-72), sebbene ampiamente rimediata due giorni dopo (78-43 il 7 settembre 1996) fece scattare l'idea che il nuovo corso (senza Tanjevic, Bodiroga e Blackman) avrebbe necessitato di un lungo rodaggio. Nei quarti di finale, la Rolly Pistoia, che aveva eliminato Livorno e Reggio Calabria, fu agevolmente superata dai milanesi (+18 a Pistoia 78-96 e + 30 in casa 92-62) che già a metà settembre si trovarono con un posto assicurato nelle Final Four di fine marzo. La semifinale contro Cantù fu amara per non essere riusciti, nonostante il potenziale tecnico, a fermare Thurl Bailey nel primo e John Ebeling nel secondo tempo e non aver sfruttato l'1/17 da tre dei canturini (finale 74-69); con Kidd in campo solo 22 minuti per problemi di falli, a Milano non bastarono i 22 punti di Bowie e i 15 di Portaluppi. Anche in questa edizione, la Stefanel vinse la finale per il 'bronzo' (e un posto nelle coppe europee) battendo Verona 70-68 con 16 punti di Portaluppi e Fucka, nonostante il 6/9 da tre del veronese Iuzzolino. La Coppa tornò nelle mani della Virtus Bologna (75-67 su Cantù).

L'ultima apparizione di Milano nelle Final Four fu nel 1998, con un terzo posto assegnato...per sorteggio. Il percorso settembrino della Stefanel rinforzata da Thurl Bailey inizò con il doppio confornto marchigiano, prima con Jesi (109-70 e 78-72) e poi con la Scavolini negli ottavi che riuscì a strappare ai milanesi un risicato 65-63 pienamente recuperato nel ritorno(86-76). Nei quarti l'ennesimo confornto con Verona, come sempre equilibrato e ricco di colpi di scena: Milano vinse di 7 all'andata 871-64) e conservò il sufficiente (59-65) per passare il turno. Alle Final Four di Casalecchio non ci fu storia con la Benetton di Pittis, Rebraca, Rusconi e Williams che si impose sui milanesi per 77-60, anche se poi fu sconfitta in finale dalla Fortitudo Bologna al prmo titolo della sua storia. Sebbene meritata la vittoria trevigiana, fu rimarcata in semifinale la notevole differenza nei tiri liberi (23/27 per i biancoverdi, solo 1/2 per i milanesi) provocata forse dalle pecche difensive milanesi; nel tabellino della Stefanel 18 punti di Bailey e 14 di Nando Gentile (ma 12 nel primo tempo).

Nell'ultima edizione prima dell'avvento delle Final Eight, il percorso della Sony si interruppe già negli ottavi di finale; superata Jesi (83-77 e 90-66), Milano pensò di aver accumulato un buon bottino nell'andata contro Roma (69-56) ma i capitolini riuscirono a pareggiare lo scarto alla fine dei tempi regolamentari e a prevalere di un solo punto di margine (86-72) nel supplementare. La Coppa tornò poi sulla sponda bianconera di Bologna, in finale sui Roosters Varese che qualche mese dopo conquistò lo scudetto della stella.

Nell'angolo della 'periferia milanese', le apparizioni di Desio e Arese non ebbero particolari successi. L'Aurora Desio, nelle sue tre ultime apparizioni in A (1990, 1991 e 1992) non raccolse nemmeno una vittoria perdendo tutte le sei gare del girone eliminatorio del 1990 e uscendo senza infamia e senza lode contro Firenze e Roma nelle due ultime partecipazioni. Qualche riscontro più positivo per Arese che nei gironi del 1990 vinse tre gare con Firenze e Venezia lasciando il passo e la qualificazione a Pesaro; negli anni successivi il club di Luigi Bergamaschi collezionò solo un passaggio del turno proprio da neopromossa in A1 nel 1995/96: nei sedicesimi di finale, con coach Carlo Recalcati in panchina, l'Aresium sconfisse Napoli in entrambe le sfide e poi si arrese con onore nel derby con la Stefanel (73-85 all'andata in casa e 98-87 al ritorno). Con il declassamento volontario del club aresino al termine della stagione, l'Olimpia Milano restò e resta tutt'ora l'unica rappresentante della provincia di Milano a disputare la Coppa Italia.

Stefanel OIimpia Milano Campione d'Italia 1995-96. In piedi Enrico Degli Agosti, Marco Baldi, Gregor Fucka, Davide Cantarello, Paolo Alberti, Alessandro De Pol, Dejan Bodiroga. Seduti: Marco Crespi (vice allenatore), Ferdinando Gentile (capitano), Rolando Blackman, Gallotti (massaggiatore), Flavio Portaluppi, Marco Sambugaro, Bogdan Tanjevic (allenatore).

Coppa Italia 1996: il primo trofeo dell'era Stefanel

Edizione nr. 20 della Coppa Italia; l'Olimpia Milano è a secco da otto stagioni e dal 1993 nessuno riesce a scalfire l'egemonia della Benetton Treviso. Da quando sono state riproposte le Final Four nel 1990, la compagine milanese ha raggiunto solo una volta la finale (nel 1991, perdendo contro la...  >>