Sembrava un'impresa impossibile superare il record di nove scudetti messi in bacheca dal Borletti dal 1936 al 1955/56. Invece il Simmenthal ha fatto molto di più. Non solo è arrivato alla eccezionale 'Stella' conquistata con il marchio sulla maglia (forse è un record assoluto nel panorama dello sport italiano); non solo ha alzato la prima Coppa dei Campioni vinta da una formazione italiana; non solo ha schierato (quasi) tutti i più grandi giocatori e realizzatori italiani tra gli anni '50 ed i '70.
Il Simmenthal è stato uno dei simboli dello sport dell'Italia del boom economico, ma soprattutto ha affascinato spettatori a migliaia perchè "Quando vedi giocare il Simmenthal è un amore a prima vista, è il colpo di fulmine" (Ciro Verratti, Corriere della Sera).
Il primo artefice del successo del Simmenthal è stato il Cav. del lavoro Gino Alfonso Sada a cui tutti riconoscono il merito non tanto di aver finanziato le casse dell'Olimpia ma soprattutto di essere stato vicino e generoso con gli atleti, creando un'atmosfera idilliaca con il suo fare da "buon padre di famiglia". Di altrettanta importanza il ruolo del presidente Adolfo Bogoncelli, abile a riscuotere e mantenere a lungo la fiducia della famiglia Sada con un lavoro sopraffino di marketing (uno per tutti il tormentone delle 'Scarpette Rosse') e di strategia sportiva. Infine sul campo il lavoro dell'allenatore (ma in realtà il 'Principe') Cesare Rubini. Le cronache dell'epoca affermavano che la Borletti giocava e vinceva solo per l'incontrastato valore dei suoi singoli ma il Simmenthal è passato dal 'modo di giocare' al 'gioco' razionalizzando e rendendo corale la manovra, tenendo a freno gli impulsi e usando la potenza agonistica per esaltare ancora di più le doti tecniche. Tutto orchestrato da un profondo conoscitore di uomini prima che di giocatori.
Di seguito in questa pagina riportiamo le formazioni gloriose del Simmenthal, "la squadra delle meraviglie", dalla prima che esordì in maglia biancorossa nel 1956/57 riprendendosi lo scudetto ceduto dal Borletti alla Virtus Bologna (e mantenendolo per quattro campionati consecutivi), fino al nucleo che ha giocato tre spareggi con la Ignis Varese lasciando le scene nel 1972/73.
Quando l'azienda cedette le proprie quote societarie alla Leyland Innocenti, il senso di nostalgia non tardò a pervadere i cuori biancorossi, consapevoli che il momento d'oro varesino e la crescita esponenziale di Cantù li avrebbero costretti a un lungo digiuno. Ma forse aspettare è valsa la pena.