1 aprile: 60 anni fa la prima Coppa dei Campioni dell'Olimpia

01-04-2026 | 5 min di lettura | Olimpia

Il primo aprile 1966 il Simmenthal Milano vinceva la Coppa dei Campioni 1965/66.  
Era la prima volta per una squadra italiana e curiosa coincidenza seguiva a ruota l’analoga vittoria delle squadre milanesi (Milan e Inter)  nella Coppa dei Campioni di calcio. Un tris che confermava Milano come l’eccellenza assoluta italiana negli sport di squadra.
Nelle schede del nostro sito c’è un corposo rimando al percorso del Simmenthal nella Coppa dei Campioni 1965-66 (clic per accedere alla scheda) mentre questa celebrazione del Sessantesimo anniversario da questa prestigiosa vittoria è l’occasione per raccontare qualche inedito particolare relativamente alle finali.
Il Simmenthal, già nell’ottobre 1965, era stato incaricato dalla FIBA di organizzare le finali. Dal punto di vista operativo il patron Bogoncelli aveva incaricato un giovanissimo Basilio Andolfo di gestire in autonomia tutti gli aspetti, tenendo conto che se il Simm fosse approdato alle finali non avrebbe potuto giocare nel proprio impianto. E questo tenne in sospeso la macchina organizzativa perché il Simmenthal ebbe la certezza di entrare nelle magnifiche quattro solo a metà marzo 1966.
Comunque una volta definito il poker di squadre (Armata Rossa Mosca, Slavia Praga, Simmenthal Milano, AEK Atene), il calendario fu rivoluzionato praticamente all’ultimo momento perché originariamente il calendario previsto era:
- semifinali da disputare mercoledi 30/3 (in contemporanea) a Milano (Palalido) Slavia vs Aek e a Bologna (P. Azzarita) Simm vs Armata Rossa
- finali venerdi 1/4 in un'unica sede a Bologna 

Tuttavia l’Armata Rossa comunicò che non avrebbe potuto raggiungere Bologna prima del 29/3 (salvo poi arrivare a Bologna addirittura il 28/3), per cui il calendario fu così modificato:
Mercoledi 30/3 – Milano ore 20.30 Slavia - AEK  terminata 103-73
Giovedi 31/3 – Bologna ore 20.30  Simmenthal – Armata Rossa  terminata 68-57
Venerdi  1/4 – Bologna ore 20.15  finale per il III posto -  Armata Rossa – AEK  85-62
ore 22.30  finale per il titolo  -  Simmenthal – Slavia 77-72

Il Simmenthal era arrivato a Bologna il martedi, alloggiando al Jolly Hotel nei pressi della stazione ferrovia.  
Coach Rubini però era tornato di gran volta a Milano per assistere alla semifinale, per poi ritornare precipitosamente in tarda nottata a Bologna. 
Un aspetto curioso è che il Simm aveva sempre raggiunto il campo di gioco a piedi, tra gli incoraggiamenti degli sportivi felsinei, i quali dalle gradinate fecero sempre un tifo calorosissimo per i milanesi. Ovviamente Bill Bradley, l’asso Usa del Simm che affiancava il connazionale Skip Thoren, era la stella della manifestazione. Campione Olimpico con il team Usa alle Olimpiadi 1964, sportivo dell’anno 1964, miliardario (in dollari), ottimo studente e bravissimo ragazzo, Bradley  era considerato il “fidanzato d’America” e i giornali americani seguivano ogni sua mossa. Per cui la finale Simm-Slavia fu addirittura trasmessa in differita negli Usa, così come ricorda sempre Arturo Kenney per giustificare il suo “innamoramento” per la maglia milanese.
Anche la Rai trasmise sempre le partite disputate a Bologna, celebrando degnamente l’anno del boom del basket italiano.
Sempre di Bradley occorre anche ricordare la puntigliosa determinazione. Nel pomeriggio della semifinale, accompagnato dal solo vice coach Gamba, era andato solo soletto a fare più di un’ora di tiro al palazzo dello sport. E la sera della finale, a pochi minuti dall’inizio del match, mentre i compagni nella palestrina adiacente al Madison felsineo continuavano a fare esercizi di tiro, il buon Bill si era avvolto un asciugamano sulla mano destra con la giustificazione che aveva scaldato a sufficienza in precedenza l’arto e adesso doveva mantenerlo al caldo.  
Al termine dell’incontro di finale Skip Thoren fu premiato da una giuria di giornalisti con la "Coppa Gino Sada" come miglior giocatore delle Final Four bolognesi; Skip svelò anche ai basiti cestofili italiani la consuetudine americana di festeggiare il trionfo con il taglio della retina. Per il dopo-gara, la squadra si riunì al ristorante a cui furono ammesse, dietro pressione di Pieri, anche le mogli e le fidanzate.  
Il giorno dopo, sabato 2 aprile, la squadra andò a pranzo in un locale sulla collina di San Luca a cui seguì un leggero allenamento sempre al palazzo dello sport.
Bradley, terminato alla grande il proprio impegno di “giocatore di coppa”, era nel frattempo partito per una breve vacanza a Madonna di Campiglio. Il campionato italiano non era terminato e il Simm doveva incontrare, proprio domenica 3 aprile sempre al palazzo di Piazza Azzarita la formazione dell’Alcisa Bologna- Il Simm non poteva concedersi il lusso di una battuta di arresto perché la squadra era in testa al campionato a pari punti con l’Ignis Varese, e infatti riuscì a rispettare il pronostico.
Ma non c’era tempo per festeggiare. Domenica 10 era Pasqua per cui l'ultima di campionato slittò al lunedì 11 di Pasquetta.
Un Palalido strapieno aveva salutato la squadra campione d’Europa, che per l’occasione incontrava il Petrarca Padova guidato in panchina dal prof. Nikolic e in campo dallo strepitoso Doug Moe. Anche in questo caso l'Olimpia Milano vinse la partita e terminò il campionato in testa appaiato all’Ignis Varese.
E sabato 16 si disputò il secondo storico spareggio, al palazzone dell’Eur di Roma, tra il Simmenthal e l’Ignis.
Ma questa è una altra storia, peraltro già qui ben raccontata su queste pagine:

Immagini allegate


William Jones, segretario Fiba, consegna a Pieri la Coppa dei Campioni a Bologna nel 1966,

William Jones, segretario Fiba, consegna a Pieri la Coppa dei Campioni a Bologna nel 1966,

La fotografia ufficiale della squadra Campione d'Europa e d'Italia del 1966

La fotografia ufficiale della squadra Campione d'Europa e d'Italia del 1966

Bill Bradley in azione in Coppa Campioni 1966

Bill Bradley in azione in Coppa Campioni 1966

L'esultanza di Riminucci nel 1966

L'esultanza di Riminucci nel 1966

Giulio Iellini e Skip Thoren in difesa in Coppa Campioni

Giulio Iellini e Skip Thoren in difesa in Coppa Campioni

Bradley e Basilio Andolfo

Bradley e Basilio Andolfo

Distintivo realizzato a seguito della conquista della Coppa Europa probabilmente riservato solo a giocatori e dirigenti (dalla collezione privata di Paolo Bianchi)

Distintivo realizzato a seguito della conquista della Coppa Europa probabilmente riservato solo a giocatori e dirigenti (dalla collezione privata di Paolo Bianchi)

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